Museo Revoltella
 

Palazzi - Palazzo Revoltella - secondo piano

Palazzo Revoltella - piano terra
> piano terra
Palazzo Revoltella - primo piano
> primo piano
Palazzo Revoltella - secondo piano
> secondo piano

 


Sala da pranzo di rappresentanza


Sala da pranzo di rappresentanza - il camino


Salotto azzurro


Sala da ballo


Sala da ballo,
particolare del pavimento


Salotto giallo


Saletta a cupola,
particolare del soffitto

 

Le sale di rappresentanza.

Il secondo piano, arredato con ancor maggiore cura e una vera profusione di decorazioni, era riservato agli sfarzosi ricevimenti offerti da Revoltella.
Il vestibolo, aperto sul piano sottostante, è illuminato da un lucernaio, ed è caratterizzato da quattro grandi statue in marmo che rappresentano le stagioni. Lungo la parete curva dello scalone quattro busti in marmo di Luigi Ferrari raffigurano celebri filosofi, Newton, Descartes, Galileo e Leibniz, alternandosi a elementi decorativi di carattere simbolico riferiti alle scienze e alle arti.
La prima sala a destra era destinata ai pranzi di gala. Occupata da un grande tavolo da trentasei posti, è rivestita in stucco bianco con finiture dorate, che nella parte alta formano un motivo decorativo sul tema della caccia.
Il camino in marmo è ornato da pregiate statuette e sovrastato da un ampio specchio in cui si riflette la luce di tre grandi lampadari di cristallo con bracci a motivi floreali.
Segue il "salotto azzurro", dominato dal Ritratto dell'arciduca Massimiliano (eseguito nel 1868 da Augusto Tominz, un anno dopo la sua fucilazione in Messico) e arredato con raffinati mobili in legno scuro arricchiti da intarsi metallici. Anche il lampadario si accorda con i colori del mobilio. A un angolo della stanza una bella stufa in maiolica bianca richiama gli interni d'impronta austriaca e aggiunge una nota diversa al tono generale della casa che sembra ispirato più dallo stile francese.
La saletta vicina, posta all'angolo dell'edificio, conserva le tappezzerie rosse originali e ripropone un secondo visore che permette di osservare l'esterno della casa.
Al centro troviamo la sala da ballo, rivestita in finto marmo verde e rosso e illuminata da un secondo lucernaio e dalle porte finestre che si aprono sulla loggetta della facciata. Il soffitto è ornato da un ciclo pittorico (composto da diciassette tele di diverse forme geometriche) sul tema Arti e mestieri, eseguito nel 1859 da Augusto Tominz (1818-1883), pittore di storia, figlio del ritrattista Giuseppe, che nel 1872 sarebbe diventato il primo conservatore del museo. Alle pareti sono state collocate le sole opere anteriori al secolo XIX della collezione Revoltella: due paesaggi attribuiti all'olandese Abraham Hondius e un grande paesaggio con figure attribuito a Marco Ricci.
Si raggiunge poi il "gabinetto degli specchi", un altra saletta d'angolo, con quattro statue allegoriche, il Canto, la Danza, la Commedia e l'Armonia realizzate, come moltre altre opere del palazzo, da Pietro Magni, e inserite in profonde nicchie.
Da qui si passa al "salotto giallo", ancora un vano arredato per la conversazione, con mobili di legno scuro pregiato, tra cui due grandi specchiere, e, in un angolo, il Busto di Pasquale Revoltella (1859) firmato pure dal Magni.
In questa sala è stato collocato, in tempi più recenti, anche un grande vaso in porcellana di Sèvres donato da Re Luigi XVIII alla famiglia patrizia dei Burlo, in segno di riconoscenza per avere dato sepoltura, nella tomba di famiglia, a S. Giusto, alle salme delle principesse Maria Adelaide e Maria Vittoria, morte in esilio a Trieste. Nel collo del vaso sono raffigurati i funerali mentre i medaglioni contengono i ritratti delle due principesse. Fu acquistato dal Comune nel 1875.
La visita del palazzo Revoltella si conclude nella "saletta a cupola", con le pareti dipinte in rosso pompeiano e la copertura a motivi naturalistici. Originariamente dalle fontanelle bronzee delle nicchie zampillava l'acqua. Al centro una delle prime opere di scultura entrate nella collezione di Revoltella: Fedeltà (1846), gruppo allegorico dell'ungherese Giovanni Simkovits.




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