Museo Revoltella
 

Palazzo Brunner - Galleria d'Arte Moderna

Terzo piano
Il percorso della galleria d'arte moderna inizia a livello del terzo piano di Palazzo Brunner, a cui si accede dall'ultima sala del secondo piano di Palazzo Revoltella. Qui sono esposte una selezione di opere di scultura del Novecento, tra le più rappresentative della ricca collezione del museo.
Tra i nomi più significativi si segnala oltre alla presenza di alcune opere di Arturo Martini, Romano Romanelli e Francesco Messina i lavori di Marcello Mascherini, figura di riferimento non solo per il mondo artistico locale e nazionale ma anche membro del Curatorio del Museo negli anni del secondo dopoguerra.
Negli ambienti laterali, invece, sono presenti le opere di Ruggero Rovan, scultore triestno, che permettono di ricostruirne l’intera attività artista, dai primi lavori realizzati alla fine dell’Ottocento fino agli ultimi conclusi nel secondo dopoguerra. Sono inoltre esposte una selezione di disegni preparatori e alcuni documenti tutti provenienti dall’archivio dell’artista. Proseguendo la visita si incontra una sezione dedicata alla pittura di genere. Qui hanno trovato posto molti autori rappresentativi di uno dei temi più significativi della pittura dell’Ottocento. A fianco alla opere di pittori di ambito locale, come il triestino Giovanni Rosè, autore di alcune divertenti scenette tra le quali Il testamento di Revoltella, e Antonio Rotta, artista di origini goriziane ma particolarmente attivo a Venezia, sono presenti alcuni lavori di artisti di spessore nazionale come Domenico Induno, uno dei massimi interpreti di questo tema in Italia, autore del Prestino, Al pozzo e In Sacrestia, e Vincenzo Cabianca ma anche Pietro Saltini, autore de La novella della nonna, e Angelo Inganni. Appartengono allo stesso genere anche alcune opere di artisti stranieri che vengono in alcuni casi presentate per la prima volta al pubblico.
Conclude il percorso di questa sala uno dei dipinti più importanti della collezione,La preghiera di Maometto di Domenico Morelli (1887), acquistato direttamente dall'artista.

Quarto piano
Sulla sommità della rampa che conduce al quarto piano ha trovato collocazione il marmo La derelitta, di Domenico Trentacoste (1895) acquistata alla prima Biennale veneziana.

Galleria minore - Le scuole regionali
Qui sono esposte opere di autori collegati alle più importanti scuole regionali italiane, che coprono un periodo compreso tra la metà e gli ultmi anni dell'Ottocento. Molte furono acquistate nella prima fase di vita del museo, fondato nel 1872, altre pervennero attraverso successive donazioni di collezioni private. Nella prima sala hanno trovato posto molti autori importanti dell'Ottocento italiano; tra gli artisti rappresentanti della scuola meridionale si segnala oltre alle opere di artisti come Vertunni, Tiratelli e Celentano il bellissmimo quadro Signora col cane (o Ritorno dalle corse) di Giuseppe de Nittis, (1878), un'opera tra le più importanti della collezione, che ben rappresenta il mondo parigino frequentato dall'artista pugliese. Particolarmente ben documentata è la produzione di ambito lombardo e in particolare dei fratelli Induno,  Gerolamo e Domenico, entrambi impegnati nel raccontare i fatti storici a loro contemporanei. Di Gerolamo sono esposte La sentinella, ovale datato 1849,  Garibaldi ferito in Aspromonte, che narra gli avvenimenti dell’ agosto 1862, e Il ritorno del marinaio proveniente dal lascito Nelly Bois de Chesne. Di Domenico Induno, invece, apprezzato per la pittura di genere è esposta La Malinconia, capolavoro che rinvia agli avvenimenti e ai fatti del 1848 vissuti dalla parte dei più deboli. Conclude la sezione di storia un lavoro di Giovanni Fattori, Il Bivacco, in cui prevale l’aspetto umano, più che quello eroico, della vita militare delle truppe francesi accampate alle Cascine nel 1859.

Gli artisti triestini del secondo Ottocento
Negli ultimi decenni del secolo XIX, grazie anche alla presenza del Museo Revoltella, l'attività artistica a Trieste divenne più vivace e intensa e incoraggiò lo sviluppo del mercato e la diffusione del collezionismo fra le agiate famiglie della borghesia.

Tra il 1880 e il 1914 operava a Trieste un folto gruppo di artisti, caratterizzati da personalità diverse, ma influenzati dalla medesima scuola, l'Accademia di Belle Arti di Monaco, che rappresentava un punto di riferimento importante per tutti, a cominciare da Umberto Veruda, Isidoro Grünhut e Carlo Wostry, i tre giovani pittori che attorno al 1885 diedero l'avvio a una fase decisiva per la modernizzazione del gusto locale.
La produzione locale, però, non entrò subito nelle collezioni del museo, perché il Curatorio, affiancato dal conservatore Alfredo Tominz (succeduto al padre Augusto nel 1883), per molto tempo diede la precedenza a opere di autori già affermati almeno a livello italiano. Si dovette attendere l'inizio del Novecento, perciò, perché venissero fatti degli acquisti significativi e l'arte cittadina conquistasse una sezione autonoma nell'esposizione museale. 

Oggi, grazie anche a molte donazioni, il panorama triestino si può dire ampiamente rappresentato, con un numero cospicuo di opere che documentano sia l'attività dei più grandi che quella degli artisti minori. Accanto a personalità già largamente note come Eugenio Scomparini e i già citati Isidoro Grünhut (Ritratto di Umberto Veruda, 1886), Carlo Wostry e Umberto Veruda (di quest'ultimo sono esposte varie opere tra cui il grande Nudo di schiena del 1900 c. appartenuto a Italo Svevo), nelle sale del museo si potranno scoprire tante altre figure di artisti legati alla città. Molte delle opere dedicate a questo tema si trovano attualmente esposte al quinto piano del museo.

Galleria maggiore - Sale internazionali
Nelle sale più vaste del quarto piano sono esposte le opere di maggior pregio acquistate dal museo fra la metà degli anni Ottanta e la prima guerra mondiale. Si tratta per lo più di dipinti di grande formato provenienti quasi tutti dalle grandi esposizioni internazionali di Venezia, Monaco, Parigi. La scelta del Curatorio cadde, almeno per un lungo periodo, sempre sulla pittura realista, di cui interessavano in ugual misura i temi sociali e l'interpretazione del paesaggio.
Appartengono al realismo veneto le opere di Cesare Laurenti (Frons animi interpres, 1886), Ave Maria di Luigi Nono (1892), La campana della sera di Pietro Fragiacomo (1893) e il gruppo in gesso Belisario (1887), di Urbano Nono.
Tra gli anni Ottanta e la fine del secolo il museo si arricchì anche di alcuni grandi paesaggi, che vanno dai suggestivi controluce di Giorgio Belloni (Torna il sereno, 1887) e di Angelo Dall'Oca Bianca (Prima luce, 1887) al tramonto sul lago di Garda (1887) di Bartolomeo Bezzi alle cupe montagne della Val Camonica di Arnaldo Soldini (1899). Venezia non poteva mancare ed è presente, infatti, con una raffinata interpretazione di Guglielmo Ciardi (Mattino alla Giudecca, 1892).
Per quanto riguarda la scultura, proviene dalla terza edizione dell'esposizione veneziana il delicato ritratto femminile intitolato Sogno di primavera (1899) di Pietro Canonica , già ricco di accenti simbolisti e i due imponenti gessi del 1905 di Leonardo Bistolfi (La Croce e Funerale della vergine). Se è ancora uno spaccato di vita quotidiana il grande dipinto di Lionello Balestrieri intitolato Beethoven (1900), ispirato alla vita bohemienne degli artisti parigini, in queste sale sono ospitate anche una serie molto varia di opere del primo decennio del Novecento attraverso le quali è facile percepire il passaggio tra realismo e simbolismo.
Completano lo scenario alcune opere di autori italiani e stranieri (De Maria , Delaunois, van Bartels, Zügel) sempre provenienti dalle Biennali dell' inizio del secolo e a loro volta rappresentative della coesistenza, nell'esposizione veneziana, del realismo ottocentesco e di più attuali tendenze alla fuga dalla realtà.

All'ambito simbolista si possono ricondurre anche molti dei dipinti datati attorno al 1910 fra i quali domina Il giorno sveglia la notte (1905-1908) di Gaetano Previati . Anche qui sono raccolti artisti di diversi paesi europei: lo svedese Anders Zorn (Hilma Eriksson, 1909), con opere presenti alla Biennale del 1909, e gli spagnoli Ignacio Zuloaga (Gitana, scelto all'Esposizione di Roma del 1911) e Gonzalo Bilbao (La esclava, Biennale del 1905); oltre che da Previati la pittura italiana di quegli anni è rappresentata Antonio Mancini (Geltrude, 1910), Giacomo Grosso (Principessa Letizia di Savoia Aosta, Biennale del 1905) e Armando Spadini (Al Pincio, 1913).

Quinto piano - Salon Revoltella
Nel nuovo allestimento della galleria d’arte moderna del Museo Revoltella per la prima volta si possono vedere più del doppio delle opere (da 300 a 700) che erano esposte nel 2013. Infatti, dopo una lunga opera di studio, di catalogazione e di restauro collegata a un completo lavoro di revisione degli inventari e di riorganizzazione dei depositi, che ha interessato più di mille pezzi, si è ritenuto giusto offrire ai visitatori la possibilità di vedere, oltre alle 300 opere normalmente distribuite nelle sale, altre 400 che di solito sono conservate in deposito e sono visibili solo su richiesta.

Da un punto di vista strettamente museografico il risultato di un museo così ‘affollato’ potrebbe essere messo in discussione, visto che il godimento dell’arte è anche frutto di un giusto ‘dosaggio’ di dipinti e sculture negli spazi, ma questa volta abbiamo perseguito soprattutto l’obiettivo della conoscenza del museo in tutti i suoi aspetti e quello dell’informazione più ampia sul nostro patrimonio.
Con l’orgoglio di possedere e di poter mostrare una grande e importante collezione che negli ultimi vent’anni è stata mantenuta con cura e costantemente restaurata. Del resto molta parte del nostro patrimonio appartiene all’epoca dei Salon parigini, quando sono nate queste enormi ‘fiere dell’arte’ con opere appese dal pavimento al soffitto. Ed è a questi che ci siamo ispirati anche nel titolo. Si è ritenuto di seguire il criterio cronologico su cui si basa da sempre l’allestimento del Museo Revoltella, ma il percorso si articola in unità che sono rappresentate da piccole mostre personali degli artisti triestini attivi tra ‘800 e ‘900. La massima concentrazione di opere nuove si incontra in questo piano, dove si susseguono artisti ben noti ai triestini, come Scomparini, Wostry, Barison, Flumiani, Grimani, Lucano, Timmel, Rietti, Fonda, Marussig, Levier, Croatto, Cambon, Dudovich, Metlicovitz, Sbisà, Sambo, Nathan, Bolaffio, Orell, Marchig, Sofianopulo, Bidoli, Fulignot, Craglietto, ecc. di cui sono esposti sia i capolavori che le opere minori, in un confronto che permette di capire le singole storie, le peculiarità degli stili, la ricorrenza di certi temi. Alcuni autori (Scomparini, Rietti, Timmel) sono presenti con dodici-quindici opere. Una grande parete riunisce 40 autoritratti.

Arte a Trieste nel secondo dopoguerra
La Biennale di Venezia del 1948 segna anche per il mondo artistico triestino un momento di ripresa e di affermazione di una nuova generazione di artisti, quella nata dopo attorno o dopo la prima guerra mondiale. Dal 1950 in poi le loro opere iniziano ad entrare in museo: in quell'anno si acquistano, infatti, dipinti di Dino Predonzani, Nino Perizi e Romeo Daneo esposti a Venezia. Sono i primi, assieme a Edoardo Devetta, ad abbandonare la figurazione per orientarsi verso il linguaggio astratto. Ma l'attenzione del Curatorio del museo si rivolge anche agli autori più anziani o ancora legati alla tradizione come Romano Rossini (Tramonto), Vittorio Bergagna e Tristano Alberti o a coloro che scelgono la via del realismo come Sabino Coloni. Ci sono significative interpretazioni dei luoghi cittadini e del Carso (Marino Sormani, Livio Rosignano e Luigi Spacal) o suggestive forme di evasione dalla realtà (Maria Lupieri), mentre per quanto riguarda gli anni dal 1970 in poi, il museo documenta le sperimentazioni più interessanti attuate in ambito locale, dalla sfaccettata attività del gruppo Raccordosei (Miela Reina, Nino Perizi, Bruno Chersicla, Lilian Caraian) alle testimonianze più autonome (Augusto Cernigoj), al filone materico (Renato Daneo) o razionalista.

I capolavori del Novecento italiano
La ricchezza di questa sala è data principalmente dalla presenza dei nomi più importanti dell'arte italiana fra le due guerre con opere di altissima qualità come il Meriggio di Felice Casorati (1923), uno dei vertici indiscussi del cosiddetto "realismo magico", acquistato dal museo alla Biennale di Venezia del 1924, o il Pastore di Mario Sironi, esposto alla Biennale del 1932, in cui il mito del classico si carica di un moderno pathos, o la Donna al mare di Carlo Carrà, sospesa tra arcaismo e metafisica, acquistata alla stessa Biennale. Non meno importante La Finestra di Felice Carena (1930), un autoritratto che sintetizza efficacemente le sue ricerche.
A questi, che rappresentano i pezzi forse più ragguardevoli, va accostata una serie di opere che contribuiscono a costruire un panorama davvero significativo per la conoscenza del Novecento: due paesaggi di Arturo Tosi (1925), Fanciulla (1926) di Guido Cadorin, La finestra di Felice Carena, I Gladiatori di Giorgio de Chirico, Nudo di Alberto Savinio. Un momento di transizione tra il primo Novecento e i grandi cambiamenti del secondo dopoguerra è rappresentato da un'opera eccezionale di Giorgio Morandi (Paesaggio, 1944) giunta al museo negli anni Cinquanta e considerata uno dei vertici della collezione.

Sesto piano - Gli artisti del secondo Novecento
Nell'ultima sala del percorso museale, che, con le sue vetrate panoramiche sulla città e sul mare e l'illuminazione dall'alto, costituisce uno dei punti in cui è maggiormente rispettato il progetto di Carlo Scarpa, sono raccolte alcune delle opere più rappresentative della sezione dedicata al secondo Novecento italiano.

Quasi tutti i pezzi esposti sono stati acquistati alle Biennali dal 1948 al 1968, continuando una tradizione iniziata con la nascita dell'esposizione veneziana. In questo modo il Museo Revoltella ha potuto aggiornare la sua raccolta inserendo autori che dal dopoguerra in poi andavano emergendo sulla scena artistica italiana a iniziare da scultori come Manzù (Il bambino con l'anatra, 1946), Marino Marini (Ritratto di Carrà, 1947), Alberto Viani (Cariatide, 1952) ed Emilio Greco (Ritratto, 1952). Tra gli autori ancora legati alla figurazione si devono citare Giuseppe Zigaina, che s'inserisce nel filone del realismo con un tema legato alla sua terra come quello dei Braccianti friulani (1952), Renato Guttuso presente con un Nudo del 1959 e Fausto Pirandello, invece, (Matinée, 1952) risente della lezione cubista, mediata dagli influssi della Scuola romana, mentre Bruno Saetti (Madre stanca, 1952) e Domenico Cantatore (Ritratto, 1952), mostrano altre due maniere di superare il Novecentismo tradizionalista, il primo con un'opera caratterizzata da finissimi cromatismi e il secondo rievocando ritmi lineari di matrice modiglianesca. Ben rappresentato è anche il gruppo dei pittori aderenti al "gruppo degli Otto" astratto-concreti (Afro, Corpora, Moreni, Santomaso, Morlotti, Vedova, Birolli e Turcato) presentati alla Biennale di Venezia del 1952 dal critico Lionello Venturi. Di questi artisti il Museo Revoltella possiede opere di notevole interesse, esclusi Birolli e Turcato che non figurano nella raccolta. Alla corrente Informale, invece, che coincide con il definitivo superamento dell'idea tradizionale di pittura, si possono ricondurre le opere di Scanavino (Appeso, 1959), Capogrossi (Superficie 322, 1959) e Burri (Plastica, 1956), mentre lo spazialismo è documentato dalla presenza di Lucio Fontana (Attese, 1968) e Mario De Luigi (Spazio-luce 28). Piuttosto numerose le opere di scultura con nomi di notevole interesse come Arnaldo Pomodoro, Augusto Perez, Quinto Ghermandi, oltre a quelle dei fratelli Basaldella.




© 2017 Museo Revoltella, Comune di Trieste, Assessorato alla Cultura