Museo Revoltella
 

1992
Alla fine del 1991 terminano i lavori di ristrutturazione della Galleria d’arte moderna, ospitata a Palazzo Brunner, vasto edificio ottocentesco adiacente a Palazzo Revoltella. Erano iniziati alla metà degli anni Sessanta, dopo l’affidamento del progetto a Carlo Scarpa, ed erano continuati, fra molte interruzioni, per oltre vent’anni. La fase finale è diretta dall’architetto Giampaolo Bartoli. Non appena gli spazi sono disponibili, nella primavera del 1992 vengono selezionate circa 350 opere del patrimonio di pittura e scultura posseduto dal museo, e il 13 giugno il Revoltella viene finalmente riaperto al pubblico con una mostra che si intitola “Da Canova a Burri. Il museo in mostra”.

1993
La città riscopre a poco a poco il Museo Revoltella, che molti avevano dimenticato. La rinascita non è comunque facile. Occorre ricostruire una rete di rapporti attorno al museo e, soprattutto, occorre riorganizzare l’attività, che purtroppo non può contare su una struttura adeguata e su risorse finanziarie proporzionate all’importanza del museo. Tuttavia si riesce ad avviare un processo di normalizzazione, sia pure lento, e ricominciano a funzionare quasi tutti i servizi, la biblioteca, la didattica, la ricerca. In ottobre si apre una mostra antologica di Cesare Sofianopulo (1889-1968) uno dei personaggi più originali del Novecento triestino, figura molto rappresentativa di quella generazione che si era formata ai tempi dell’Austria e aveva vissuto da protagonista il passaggio della città all’Italia.

1994
Si decide di organizzare una mostra sul paesaggio dell’Ottocento e del Novecento, suggerita dalla scoperta, avvenuta durante il riordino delle collezioni precedente alla riapertura del ’92, di un consistente nucleo di dipinti di questo genere, tra cui parecchi provenienti dalla collezione del barone Revoltella. La mostra si intitola “Punti di vista. Il paesaggio dalle collezioni del Revoltella alla cultura contemporanea” e comprende anche alcune sezioni dedicate alla fotografia, al disegno, all’editoria, alla tutela dell’ambiente, all’arte contemporanea. E’ la prima mostra interdisciplinare, che vede impegnato un folto gruppo di collaboratori.
Dalla primavera il museo supera i gravi problemi di sorveglianza grazie alla collaborazione di due associazioni, gli “Amici dei Musei” e “Cittaviva”, che mettono a disposizione oltre cinquanta volontari, e viene finalmente aperto alla visita con un orario giornaliero di apertura molto ampio.
In autunno si realizza una mostra di disegni dell’architetto Enrico Nordio (1851-1923) provenienti dalla collezione dell’Istituto Statale d’Arte di Trieste.

1995
Partono con quest’anno le ricerche sul secondo Novecento, incentrate soprattutto sullo sviluppo del museo sia per quanto riguarda il progetto di ampliamento della sede (da Scarpa in avanti) sia in termini di crescita del patrimonio. Da qui nasce l’idea della mostra “Anni fantastici. Arte a Trieste dal 1948 al 1972” che descrive il contesto culturale con cui si confronta in quegli anni l’attività del Revoltella. Il ’95 è un anno intensissimo. Si opera su tematiche molto diverse ma tutte stimolanti: la mostra “Dualità. Aspetti della cultura slovena a Trieste” amplia la ricerca di “Anni fantastici” alle vicende culturali di ambito sloveno, mentre “Dall’aquila al leone” introduce, attraverso la storia delle Assicurazioni Generali, la grande mostra (“Sogno e consapevolezza del cosmopolitismo triestino”) dedicata alla figura di Pasquale Revoltella nel bicentenario della nascita. L’estate è dedicata a un protagonista della pop art americana, James Rosenquist, che progetta personalmente la mostra della sua produzione recente per il Museo Revoltella. L’anno del centenario della Biennale, istituzione a cui il museo è strettamente legato perché lì furono fatti i più importanti acquisti della sua storia, si chiude con una grande mostra intitolata “Arte d’Europa tra due secoli 1894-1914. Trieste, Venezia e le Biennali” e organizzata assieme alla Galleria di Ca’Pesaro.

1996
Continua la serie delle “star” internazionali con la mostra “Jim Dine’s Venus”, organizzata con la Galleria Ropac di Salisburgo, che ha un’appendice spettacolare nel Teatro romano, dove sono esposte tre gigantesche “Veneri” del maestro americano. L’estate 1996 vede, però, anche l’avvio di un ciclo di mostre dedicate ai protagonisti del Novecento triestino che parte con la retrospettiva di Nino Perizi (1917-1994) e prosegue qualche mese più tardi con Carlo Sbisà (1898-1964). Quest’ultima mostra si inserisce in un progetto di ricerca sugli anni venti e trenta da cui deriveranno molte rassegne successive, a cominciare da quella dedicata a uno dei più brillanti critici triestini di quel tempo e intitolata “Viaggio nel è900. Le collezioni di Manlio Malabotta”.

1997
“Arte e Stato. Le esposizioni sindacali nelle Tre Venezie (1927-1944)” è il frutto del lavoro compiuto sul primo Novecento da un ampio gruppo di lavoro coordinato da Enrico Crispolti e si realizza con la collaborazione di tutte le più importanti istituzioni museali del triveneto. Le altre mostre dell’anno sono dedicate all’arte contemporanea: compaiono per la prima volta le nuove generazioni in “Zone d’arte. Alterazioni del quotidiano”, ma poco dopo un doveroso momento celebrativo è riservato a un anziano maestro, Luigi Spacal in occasione dei suoi novant’anni. Seguono le mostre di due forti personalità della generazione di mezzo, l’udinese Carlo Ciussi e il triestino Bruno Chersicla. L’anno si chiude con una singolare esposizione, “Il fascino dello stile. Gli abiti storici delle sorelle Fontana”, accolta con molta curiosità sia perché la moda entra per la prima volta in museo sia perché gli abiti sono esposti in mezzo alle opere d’arte.

1998
Anche il ’98 si ricorda come un anno fitto di mostre. La rassegna più impegnativa, “Nella Trieste di Svevo. L’opera grafica e pittorica di Umberto Veruda (1868-1904)” è dedicata al maggiore pittore del secondo Ottocento. Per quanto riguarda l’arte contemporanea, si continua a valorizzare i giovani con la rassegna “Punto video. Arte & tecnologia” e con le tre personali dedicate a Carlo Bach, Davide Skerlj e Lorena Matic sotto il titolo “Strada facendo”, ma in autunno compare anche una celebrità internazionale con David Byrne e le sue fotografie. Il Museo Revoltella collabora, inoltre, alla manifestazione “Shalom Trieste” con una mostra dei pittori del Novecento triestino di origine ebraica. E a un altro grande legato a Trieste è dedicata la singolare rassegna “Joyce sight. Artisti irlandesi per James Joyce” promossa dalla Joyce School. Due architetti amanti della pittura e della scultura, Antonio Guacci ed Ennio Cervi, sono i protagonisti di altre due mostre del è98, che si ricorda anche per una preziosa esposizione di abiti di Renato Balestra, stilista triestino che naturalmente suscita una larga curiosità nel pubblico.
In dicembre si aprono due mostre importanti: la prima presenta l’opera di Augusto Cernigoj (1898-1985), figura centrale e originalissima del Novecento, passato per la Bauhaus e le avanguardie, la seconda ripercorre l’attività di un grande maestro dell’architettura contemporanea, Boris Podrecca, allievo in gioventù di Cernigoj e autore del raffinato allestimento della sua mostra.

1999
Sulla scia del successo ottenuto dalle mostre di Rosenquist (1995) e Dine (1996) viene organizzata assieme alla Galleria Bischofberger di Zurigo una grande mostra di Jean Michel Basquiat, che attraverso una selezione di oltre cento opere presenta il meglio della produzione di questo mito dell’arte americana e ottiene una straordinaria attenzione dal pubblico e dalla critica. Contemporaneamente in altri spazi del museo viene allestita una singolare rassegna intitolata “Musica senza suono. Segni e disegni di musicisti italiani” in cui si possono vedere dipinti di Franco Battiato, Jovanotti, Augusto Daolio, Laura Pausini, Elisa, Gino Paoli, ecc.
Da ricordare anche l’esposizione “Pittura triestina tra è800 e è900 nelle collezioni del Museo Revoltella” ospitata tra maggio e giugno nel Museo di Belle Arti di Budapest per iniziativa dell’Istituto Italiano di Cultura e, in autunno, una rassegna sul tema del nudo allestita attingendo al patrimonio museale.

2000
Ancora una figura rappresentativa degli anni venti e trenta, Giannino Marchig, è oggetto dell’attività di ricerca svolta dal Museo Revoltella sul Novecento. A questa si affianca una mostra dedicata a Gino de Finetti, pittore e cartellonista goriziano di cui si ospitano le opere in collaborazione con i Musei provinciali di Gorizia.
Gli studi sulle raccolte museali si concentrano, invece, sull’importante collezione di autoritratti, oltre cento pezzi, che vengono studiati e schedati, e messi in mostra durante l’ estate. Seguono alcune antologiche dedicate a personalità molto significative dell’arte contemporanea: inizia la serie Zigaina, che allestisce una bellissima mostra al quinto piano del museo in cui sono illustrati i momenti più alti di quasi sessant’anni di attività del maestro friulano. Alla fine dell’anno si inaugura una spettacolare rassegna di Edo Murtic, il maggiore artista della Croazia, giunto alla soglia degli ottant’anni, ma ancora attivissimo e vivace. Una curiosa esposizione di disegni di Bruno Schulz, il grande scrittore polacco, completa il programma del 2000.

2001
L’evento dell’anno è certamente il restauro delle facciate di Palazzo Revoltella, che torna così al suo originario splendore, dopo essere stato nascosto per decenni sotto la patina grigia dello smog cittadino. Il lavoro si realizza sotto la direzione dell’architetto Giampaolo Batoli.
Grandi nomi dell’arte internazionale sono presenti nella mostra “Odissee dell’arte”, aperta in primavera, ma non si trascura di offrire ospitalità anche ai più significativi rappresentanti dell’ambiente triestino seguendo il filone delle antologiche già ricco di nomi. Quest’anno tocca a Claudio Palcic con una selezione di opere che documenta ampiamente la sua ormai quarantennale attività. L’estate è dedicata ad Arturo Martini, di cui viene presentata la straordinaria collezione di sculture posseduta dalla Banca Popolare di Vicenza.

2002
Anno memorabile sia per la varietà e la qualità degli eventi espositivi sia per l’aumento eccezionale di visitatori che passano da ventimila, numero medio degli anni precedenti, a cinquantacinquemila grazie soprattutto alla mostra “Klimt, Schiele, Kokoschka. L’età d’oro di Vienna con i suoi maestri” aperta da febbraio ad aprile. Anche altre proposte concorrono a questo successo: piace molto la serie di ritratti tra Neoclassicismo e Biedermeier di Giuseppe Tominz (1790-1866), raccolti in una mostra che poi verrà trasferita alla Narodna Galerija di Lubiana e ai Musei provinciali di Gorizia, così come incuriosisce moltissime persone la rassegna “Arte e psicanalisi. Volti”, che indaga sui rapporti tra la pittura triestina, la letteratura e l’attività di Edoardo Weiss allievo triestino di Freud. Non molto distante, per le sue implicazioni col surrealismo, è la mostra “Pittura fantastica in Italia. Da de Chirico a Leonor Fini”, che viene presentata più o meno nello stesso periodo, ma, naturalmente allarga lo sguardo oltre la realtà locale. L’anno finisce con l’apertura della grande mostra “Marcello Dudovich. Oltre il manifesto” dedicata al più grande maestro del cartellonismo italiano, triestino di nascita e milanese di adozione, di cui vengono esposti non solo più di cento dei suoi più interessanti manifesti, ma anche molti dipinti e disegni per fare conoscere un aspetto meno noto della sua multiforme attività.

2003
Dopo Klimt il collegamento fra Trieste e i più celebri esponenti dell’arte europea continua con Renoir, di cui si allestisce una mostra nella nuova sede espositiva dei Musei del Canal Grande (Palazzo Gopcevic). Al Museo Revoltella, invece, conclusa con un bilancio molto soddisfacente la mostra di Dudovich, si apre “Crali e il volo dei futuristi” una rassegna di aeropittura organizzata per ricordare il centenario del primo volo ma anche un grande pittore di origine giuliana scomparso nel 2000. Nel contempo, sempre nella sede dei Musei del Canal Grande, nello spazio della “Sala Leonardo”, si avvia una nuova serie di mostre personali con il marchio “Revoltella contemporaneo”: durante l’estate e l’autunno si succedono tre fra i più interessanti artisti triestini, Manuela Sedmach, Antonio Sofianopulo e Mario Sillani. Il Museo promuove inoltre assieme al Gruppo 78 una rassegna intitolata “Imagerie” e incentrata sul rapporto tra arte e moda.
In autunno viene riallestita a Budapest, per iniziativa dell’Istituto culturale centro europeo, la mostra “Arte e psicanalisi. Volti” che si apre il 5 novembre con un convegno internazionale.
Tra novembre e dicembre si inaugurano al Museo Revoltella due mostre dedicate a maestri triestini: la prima illustra la fase giovanile di uno straordinario artista giunto ai novantacinque anni, (“Ugo Carà. Arte, architettura, design”), la seconda celebra, a dieci anni dalla scomparsa, Edoardo Devetta, uno dei migliori interpreti triestini della linea informale.

2004
In aprile, nell’ambito del programma “Revoltella contemporaneo” si inaugura a Palazzo Gopcevich la mostra “Daniel Spoerri. La messa in scena degli oggetti”, mentre nella sede del museo, in maggio, si presenta, nel salone del sesto piano, una mostra dedicata a “Carlo Scarpa e il Museo Revoltella” basata sulla raccolta degli schizzi e dei progetti presenti nell’archivio dell’architetto e conservati ora, dalla DARC (Direzione per l’Architettura e l’Arte Contemporanea del Ministero per i Beni Culturali). Intanto l’assessorato alla cultura avvia le celebrazioni del cinquantesimo anniversario del ritorno di Trieste all’Italia e anche il Museo Revoltella partecipa alle mostre programmate per rievocare gli anni cinquanta, organizzando, durante l’estate, due piccole esposizioni di abiti femminili dell’epoca (di cui una realizzata grazie alla collaborazione di numerose signore della città che hanno aperto i loro guardaroba èstorici’ - “Moda anni cinquanta in passerella” a Palazzo Costanzi - e la seconda a una collezione di abiti d’epoca appartenuti all’imperatrice Soraya), ma contribuendo anche all’articolata rassegna storica presentata in novembre nella Piscina Bianchi con la sezione dedicata all’architettura e alla decorazione navale.
Nella sede del museo, invece, l’evento espositivo più importante dell’anno è la mostra dedicata a Guido Marussig.
In autunno esce il catalogo generale del museo pubblicato con il sostegno della Banca Friuladria.

2005
In primavera la mostra di Paolo Patelli continua il filone “Revoltella contemporaneo” con una bella rassegna ospitata nel soppalco dell’auditorium, mentre altri spazi del museo accolgono le opere di un pittore molto amato a Trieste, Livio Rosignano.
Esce nel frattempo il volume “Arte e psicanalisi nella Trieste del Novecento” che viene presentato in giugno.
All’inizio dell’estate si allestisce al quinto piano la mostra “Histria. Opere d’arte restaurate da Paolo Veneziano a Tiepolo” a cui il Museo Revoltella offre ospitalità in attesa che venga trovata una sede definitiva per questo interessantissimo nucleo di opere provenienti dalle chiese istriane e ricoverate a Roma durante la seconda guerra mondiale.
Da luglio a settembre resta aperta la mostra della “Donazione Kurlander”, una quarantina di opere di artisti triestini di primo piano frutto di una delle più importanti donazioni ricevute dal museo. La mostra sarà ospitata per un mese dalla Galleria d’arte moderna di Udine.
In autunno la Sala di Palazzo Costanti sarà utilizzata dal Museo per la mostra retrospettiva di Romolo Bertini.
In dicembre si inaugurano due mostre strettamente collegate: “La mano, l’occhio, il progetto: l’esperienza del fare” organizzata per ricordare i cinquant’anni di fondazione dell’Istituto Statale d’arte “Nordio” e una grande antologica di Dino Predonzani “Sogni di mare e di terra”, valente pittore e decoratore di navi, nonché insegnante per lunghi anni nella stessa scuola.

2006
E’ l’anno di Carlo Scarpa, l’architetto che ha progettato negli anni Sessanta la ristrutturazione dell’ala moderna del museo. In giugno si rinnova l’allestimento della galleria e si pubblica il volume “Carlo Scarpa e il Museo Revoltella”.
Alla fine dello stesso mese si apre la mostra “Lessico familiare. La donazione Gruber Benco” dedicata a una collezione di opere d’arte ricevuta recentemente in dono da una importante famiglia triestina.
Nell’ambito del progetto “Revoltella contemporaneo” l’estate 2006 è dedicata all’opera di Giorgio Valvassori di cui al quinto piano del museo sono esposte opere particolarmente rappresentative della sua attività.




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