Museo Revoltella
 




"Questo dipinto, pregevole per la sua struttura densa, spaziosa e luminosa, è opera autentica di Armando Spadini. La sua esecuzione, da situarsi intorno al 1910, risponde ai caratteri che distinguono la seconda maniera del pittore, elaborata tra la fine del periodo fiorentino e il principio del periodo romano con le sue nuove esperienze pittoriche. Per questo, sotto il rapporto tecnico, esso costituisce un'espressione relativamente inconsueta e singolare nella serie dei paesaggi spadiniani." Con queste parole si esprime Enrico Somarè, nel maggio del 1940, riguardo al dipinto dell'artista toscano pervenuto al Museo Revoltella l'anno seguente, con permuta mediata dalla Galleria Trieste. La lettera di autentica del Professor Somarè, conservata presso l'archivio del Museo, 30 gennaio 1941, individua negli anni intorno al 1910 (anno di insediamento di Spadini a Roma) il periodo probabile di esecuzione del dipinto Il Pincio, anche se, è abbastanza certo, che il cosiddetto ciclo delle vedute di Villa Borghese e del Pincio sia stato realizzato tra il 1913 e il 1915.
Il 1913, momento cruciale per l'evoluzione del linguaggio pittorico di Spadini, è l'anno della sua partecipazione alla prima Secessione romana e dell'impatto diretto con le opere della pittura impressionista, in quella occasione presente con un'ampia scelta di opere accanto ai maggiori esponenti della pittura fauve. "L'impatto è assai forte ed egli pur dipingendo in quell'anno alcune delle più belle e note vedute di villa Borghese, si trova costretto, dalle esperienze fatte, a ripensare a tutto il suo modo di fare pittura." (P. Rosazza Ferraris, 1983). Più tardi, in una lettera indirizzata ad Ugo Ojetti (1919), l'artista disconoscerà quel che egli definiva "mezzo periodo di impressionismo" e che, tuttavia, caratterizza con evidenza tutta la sua produzione tra il 1913 e il 1917. (Ö)

(Riduzione dalla scheda di S. Gregorat in "Il Museo Revoltella di Trieste", Vicenza, 2004, p. 245)





© 2017 Museo Revoltella, Comune di Trieste, Assessorato alla Cultura