Museo Revoltella
 


Letture dal catalogo della mostra: Gillo Dorfles parla di Leonor Fini


V.S: In Lacerti della memoria lei ricorda i suoi primi anni triestini, i pomeriggi passati in casa Saba, il suo legame con Bobi Bazlen, gli "incontri e discussioni […] nella ospitalissima casa di Elsa Dobra" con Gerti Tolazzi, Nathan, la […]Gruber Benco, Leonor Fini." Ci vuol parlare di questi rapporti di scambio intellettuale, del clima di quegli anni triestini, che furono così importanti per la vostra formazione?

GD: Leonor Fini aveva un paio d’anni più di me; visto che, poveretta, è morta, possiamo dire la sua età senza fare tanti complimenti, quindi, praticamente, eravamo contemporanei.

Io l’ho conosciuta molto precocemente quando avevo 18 anni e lei 20 o 21, perché faceva parte di quel gruppo particolare di Trieste estremamente intellettualizzato, però anche leggermente sportivo: facevamo le gite in Carso. E di questo gruppo faceva parte, o almeno in un secondo tempo, Bobi Bazlen, che ha avuto molta importanza, come credo che ormai tutti sappiano, non solo per l’editoria italiana, ma anche per i rapporti tra Trieste e la letteratura italiana. É stato merito di Bobi Bazlen se Montale è venuto a conoscenza con Italo Svevo, per esempio. É stato merito di Bobi Bazlen se poi, quando io sono andato da Trieste a Genova e a Milano, ho avuto subito contatti con i letterati locali. Quanto a Leonor faceva parte di questo gruppo del tutto non omogeneo, a cui faceva capo Italo Svevo, il vecchio Ettore, il vecchio "Zio Ettore", come lo chiamavano le nipoti, la Madame Verdurin triestina, cioè Elsa Dobra, che, per conto mio è un personaggio di prim’ordine: era una vecchia signora, allora non tanto vecchia, sposata con un tedesco, molto amante della letteratura e in casa sua riceveva spesso alcuni di questi giovani come Bazlen, come Leonor, come me e come altri che è inutile che nomini perché sono scomparsi. Con queste persone facevamo spesso delle passeggiate; per esempio siamo andati un paio di volte a giocare alle bocce al "Cacciatore" insieme anche a Ettore Schmitz cioè a Italo Svevo. Ma a parte questo gruppetto io vedevo molto spesso Leonor, perché conoscevo anche molto bene Malvina Fini, che abitava in Via Torrebianca e ospitava allora Leonor che era tornata dall’Argentina. Leonor era nata, mi pare, a Buenos Aires, poi il padre era scomparso per varie vicende e lei era venuta ad abitare con la madre e la nonna, nonché lo Zio, il famoso "Zio Braun", persona molto severa, molto dignitosa, di cui Leonor aveva un po’ paura. Anch’io, devo dire che quando andavo a trovare Leonor, dove ero accolto molto amorevolmente da Malvina che mi dava le marmellate da mangiare, avevo molta paura di incontrare lo Zio, anzi "il Zio".

A prescindere da queste premesse diciamo infantili, voglio ricordare un episodio, anche se l’ho detto un’altra volta, che è abbastanza tipico dell’ambiente e della mentalità di allora. Io ero ancora al Ginnasio-Liceo, dove avevo un professore severissimo che si chiamava Sabbadini, notissimo a quelli che allora avevano frequentato il Liceo. Questo Sabbadini, che era una persona estremamente severa, una volta mi incontrò mentre passeggiavo con Leonor per le vie della città. Mi guardò severamente e, nei giorni successivi, fece chiamare mia madre per dirle: "Guardi che suo figlio va in giro con delle ragazze", come si può dire, "non per bene, quindi stia attenta". Effettivamente Leonor già allora era abbastanza vistosa, vestita con una certa vivacità, quindi il fatto di incontrare questo liceale con una ragazza così vistosa doveva impressionare negativamente il professore. Ma ora, chiusa questa parentesi, credo che sia importante ricordare come Leonor, allora, fosse venuta a contatto non solo con Bazlen, ma anche con la famiglia Saba, soprattutto Linuccia Saba, con, come abbiamo già detto, Italo Svevo, e con alcuni dei pittori dell’epoca. Uno di questi era Carlo Sbisà, un altro Edmondo Passauro, che era un pittore figurativo piuttosto mondano che le faceva la corte, da cui secondo me è stata un po’ influenzata, nella ritrattistica, soprattutto. Poi un altro pittore era Arti Nathan, che era tutto fuorché un donnaiolo o un mondano, si trattava anzi di una persona ascetica, vestito con un camice bianco, alto, rigoroso, tutto fuorché bohemien; però era una persona estremamente affascinante e poi aveva una pittura molto legata alla Metafisica, soprattutto a De Chirico, e quindi era interessante per Leonor avvicinare anche questo tipo di tendenza pittorica. In fondo questo può spiegare gli esordi di Leonor, che all’epoca della sua presenza a Trieste praticamente faceva dei ritratti ancora abbastanza tradizionali: il famoso ritratto di Italo Svevo è un bel ritratto, ma è ancora all’interno delle norme figurative di allora. Di fatti, allora a Trieste non si può dire che ci fossero delle tendenze di avanguardia: i pittori più noti erano Parin, un vecchio ritrattista, Flumiani, un vecchio paesaggista, di cui ormai sono scomparse anche le tracce, giustamente, perché non rappresentavano praticamente niente… Poi Vittorio Bolaffio, di Gorizia, che non era molto conosciuto a Trieste, ma che era forse l’unico un po’ originale: per cui in fondo la pittura di Leonor rimaneva nell’argine di queste forme figurative, leggermente, diciamo, deformate.

Due donne pittrici che credo si debbano nominare sono la Lupieri: Maria Lupieri, una donna molto interessante, simpatica, che faceva gli oroscopi, ossia dipingeva le carte degli oroscopi, e prediceva il futuro! Era un tipo molto strano e interessante… Quindi Maria Pospisilova, che era molto amica della Lupieri e anche conosceva, almeno credo che abbia conosciuto, la Leonor. Era la moglie di un console cecoslovacco, è stata di passaggio a Trieste negli anni ’28-’30 e poi è andata come consolessa generale cecoslovacca a Zurigo e poi è morta a Lugano.

VS: La Pospisilova era una pittrice che aveva una certa fama all’epoca…

GD: Si, apparteneva al gruppo surrealista praghese. E questo è abbastanza interessante perché credo che, forse, i primi germi del Surrealismo si possano ascrivere alla pittura di Pospisilova, che già allora era una surrealista. Questo andrebbe indagato, perché io non ricordo bene le date. Io poi ho visto a lungo la Pospisilova quand’era a Lugano, dove faceva delle pitture di tipo surrealista, però non so se ha continuato i rapporti oppure se non ci sono stati… Sarebbe interessante saperlo, perché la Pospisilova a Praga è conosciuta.

Un altro da ricordare è Carmelich, che allora era un giovane pittore, che era stato per un certo tempo anche lui a Praga. Sì, quindi anche Carmelich ha avuto una indiretta influenza su Leonor.

VS: I suoi rapporti con Leonor Fini sono continuati poi nell’arco del tempo? In quali contesti vi siete ritrovati?

GD: Mah, i miei rapporti sono continuati finché lei è venuta a Milano, però a Milano è stata brevemente, c’è stato il rapporto con Funi, e poi lei ha lasciato Milano ed è andata a Parigi e quando è andata a Parigi praticamente io non l’ho più vista. L’unica volta che l’ho incontrata è stato una delle varie volte in cui sono andato a Parigi e sono stato a trovarla quando stava in Rue Payenne, che è stato, credo, la penultima o l’ultima delle sue abitazioni. E allora lei era già una pittrice molto nota localmente, era amica di André Pieyre de Mandriagues, ed era inserita nella vita artistica parigina. Poi io non l’ho più vista. Quindi il mio rapporto praticamente è quello di Trieste.

VS: Uno dei temi su cui continuamente insiste il dibattito critico su Leonor Fini è la appartenenza o meglio il suo rapporto con la cultura Surrealista. Al di là della frequentazione dei "circoli" surrealisti parigini negli anni Trenta e la sua partecipazione a significative esposizioni surrealiste, sia a Parigi che a New York, lei ritiene che questa esperienza sia stata fondamentale per Leonor Fini o solo una delle tante tappe del suo irrequieto percorso artistico?

GD: Io credo che il rapporto con il Surrealismo sia legato a Parigi, a Parigi è venuta a contatto con l’ambiente parigino e quindi anche con dei surrealisti importanti. Di quello che è successo a Parigi io non so niente. Le premesse sono più io meno quelle che ho detto, però allora non si poteva ancora parlare di Surrealismo.

VS: Potremmo parlare di Leonor Fini "personaggio", della immagine di femme fatale, che si riflette nei suoi autoritratti. Come veniva vista, recepita nell’Italia del dopoguerra, nell’Italia degli anni Cinquanta, ma penso anche alla stessa Trieste, forse non proprio disposta ad accettare senza una certa diffidenza questa artista eccentrica?

GD: Eravamo negli anni ’30, quindi precocemente, e il professore, a Trieste, si era stupito vedendomi a braccetto di una ragazza vistosa. Già allora lei era un personaggio insolito, così, per il suo modo di essere, la sua libertà d’azione, il modo di parlare: faceva scandalo, tanto più che poi non mi pare che ci fosse nessun vero scandalo. Io ricordo la sua liaison con Lepri, con questo pittore mondano, era un uomo elegante, molto bello.. . poi si è creata la leggenda che lei aveva ricevuto nuda non so che personaggio…ma a me non è successo!

VS: Io ho l’impressione che, ancora recentemente, non ci si impegni a sufficienza ad analizzare criticamente, attraverso un’adeguata storicizzazione, questa costruzione molto mitica e artificiale che la Fini si è fatta di sé e che poi corrisponde alla sua pittura, che è altrettanto consapevolmente artificiale e intellettuale.

GD: Ma sì, era costruita la cosa! Lei si è sempre divertita ad atteggiarsi in modo particolare, già quand’era ragazza, poi andando a Parigi si è costruita la fama del personaggio femminile molto libero, molto sexy, ecc… vestita in modo strampalato e adescatrice ecc.. Sì, non per dire che fosse una monaca, ma non credo neanche a niente di particolarmente morboso…Naturalmente forse faceva comodo anche a lei che si dicesse che girava nuda o che andava fuori senza calze, o qualsiasi sciocchezza insomma… 

VS: Possiamo parlare di un’altra figura fondamentale legata a Trieste e a quel periodo, il rapporto con Leo Castelli e questa amicizia di gioventù che poi si conferma molto utile quando a Parigi Leo Castelli si trova a fondare la sua galleria. 

GD: Il problema di Leo Castelli è stato abbastanza sviscerato nel libro di Alan Jones, che tutto sommato è un testo utile. Leo Castelli era un ragazzo della nostra età, aveva un paio d’anni più di me e quindi doveva essere coetaneo di Leonor.

Un’altra amica di Leonor di cui non si parla, perché non apparteneva all’ambiente, era la Gerda. Gerda era una ragazza molto bella e abbastanza, diciamo, libera, che però faceva delle danze, in maniera puramente borghese. Il cognome Breitner è stato cambiato in Brentani.

Questa Gerda era molto amica di Leonor. Però allora era solo una ragazza di buona famiglia, solo forse un po’ "scioperata", ma quando è andata in Brasile si è trasformata in artista, si è messa a dipingere. Io mi ricordo di averla ritrovata a San Paolo, era una signora della buona società, però era conosciuta perché faceva delle pitture, delle cose un po’ strane, e quindi era stata influenzata da Leonor e aveva portato queste sue qualità pittoriche a San Paolo, per cui era abbastanza nota. E allora Gerda e Leonor ecc.., ovviamente appartenevano a questa borghesia triestina.

E poi Leo Krauss Castelli era di una famiglia ebraica triestina che faceva parte della grossa borghesia più o meno ebraica o comunque di Trieste, e la sorella di Leo era una delle fiamme triestine… Come si chiamava…? Silvia. Era una delle ragazze più di moda allora...

VS: Poi lei ha avuto modo di spostarsi: Genova, Milano…ma veramente a Trieste il clima culturale di quegli anni era così particolare o era un mito anche quello?

GD: Pensando a quello che sono oggi i giovani di 18 o 20 anni, devo dire che era abbastanza eccezionale, perché insomma Bobi Bazlen non è che fosse un vecchio di cinquant’anni, avrà avuto 5 o 6 anni più di me. Quindi Bazlen consigliava la lettura di Kafka, della Scuola di Vienna, naturalmente di Proust, Valéry e così via, quindi per il momento voleva dire essere all’avanguardia della cultura dell’epoca. Se io ho letto a quella età i libri de La Recherche, oppure Kafka o Strindberg ecc.. è merito di Bobi Bazlen che è stato abbastanza valorizzato ed è diventato una specie di personaggio misterioso e mitico. Mah, era veramente un personaggio… l’eredità di tutta la Adelphi, come sa, è tutto merito di Bobi.

VS: Posso chiedere al Dorfles "critico" cosa ne pensava allora della pittura di Leonor Fini? Penso, ad esempio, alle sue recensioni sulle pagine dell’ "Italia letteraria".

GD: La sua pittura piaceva, ma allora non era un’artista affermata, quindi non la consideravo estremamente importante. Anche quella di Nathan era una pittura interessante, più interessante anzi, perché aveva molte caratteristiche della pittura Metafisica, di Savinio ecc.. Ma prima di avvicinarmi a quella che per me doveva rappresentare la linea portante della pittura del Novecento, cioè Klee, Kandinskij ecc.. dovevano passare alcuni anni…

VS: Anche negli anni del dopoguerra, negli anni ’50, quelli del MAC per intenderci, la pittura di Leonor Fini era abbastanza lontana dai suoi interessi …

GD: Negli anni ’40-’45-’50, come sa, quello che mi interessava era la pittura astratta, concreta, il MAC, Van Doesburg, Kandinskij, Klee, Mondrian ecc.. Niente a che fare con Leonor.

Allora consideravo la pittura di Leonor come una pittura mondana, di talento.

Il testo ripropone una conversazione-intervista tra Vanja Strukelj e Gillo Dorfles, che è stata registrata nella sua casa milanese il 15 maggio 2009.

 






27.01.2017 - Nuovi appuntamenti con l'arte
17.12.2016 - Giuseppe Lorenzo Gatteri un protagonista dell'Ottocento triestino
24.10.2016 - Le mattinate musicali del museo Revoltella 2016
13.04.2016 - Trieste e il suo museo
05.12.2015 - Le mattinate musicali del Museo Revoltella
11.11.2015 - I corsi di storia dell'arte e archeologia 2015-2016
03.11.2015 - Festival di musica contemporanea Trieste prima
12.08.2015 - Ricordando Basquiat
19.05.2015 - Meriggio di Casorati alla mostra Museo Ideale di Milano
27.04.2015 - Addio a Livio Rosignano, ultimo protagonista del 900 triestino
11.04.2015 - Mostra La Grande Trieste al Salone degli Incanti
11.04.2015 - Omaggio a Carlo Sbisa'. Le opere del Museo Revoltella
11.11.2014 - I CORSI DI STORIA DELL'ARTE DEL MUSEO REVOLTELLA 2014/2015
24.10.2014 - Mattinate e serate musicali internazionali: XIV edizione
13.07.2014 - Salon Revoltella, tutta la collezione in mostra
15.05.2014 - Mario Emilio Dolfi e i suoi amici
12.01.2014 - IL CALENDARIO DEI CORSI DI ARTE, MUSICA, ARCHEOLOGIA ROMANA
09.01.2014 - REVOLTELLA SCUOLA 2013-14
17.11.2013 - Le tracce di Napoleone a Trieste
27.09.2013 - Mattinate e serate musicali internazionali 2013
08.08.2013 - Dal 25 luglio al 22 settembre. Arte e scrittura a Trieste nel primo Novecento
10.05.2013 - Domenica 12 maggio ingresso gratuito per i triestini e presentazione dei centri estivi nei musei
05.05.2013 - Un ricordo di Bruno Chersicla
13.04.2013 - 14 aprile, terza domenica a ingresso gratuito per i residenti
06.04.2013 - Primavere ribelli. Il giardino della contemporaneita
02.04.2013 - Buon compleanno a Giuseppe Zigaina!
29.03.2013 - Pasqua, le aperture dei musei civici di Trieste. Le mostre.
17.03.2013 - A cento anni dalla morte di Eugenio Scomparini
28.09.2012 - Revoltella scuola. I programmi per l'anno scolastico 2012-13
07.08.2012 - Musei di sera e Revoltella estate. L'agenda di agosto
25.07.2012 - Voyage en Egypte: qualche pagina del diario
06.03.2012 - Nasce il coordinamento ICOM del Friuli Venezia Giulia
27.02.2012 - Un grazie da tutti noi ai volontari di Cittaviva
14.12.2011 - Fiorella Kostoris: io mi ricordo...
22.11.2011 - Il programma delle mattinate musicali autunnali
22.11.2011 - Revoltella scuola. I progetti didattici per l'anno scolastico 2011-2012
03.10.2011 - Le guerre risorgimentali viste da Palazzo Revoltella
03.10.2011 - Riscoperte e approfondimenti: Santo Lucas e Vittorio Bolaffio
09.08.2011 - Art time, fun time! Laboratori per bambini in inglese
30.07.2011 - Tutti felici di disegnare fumetti!
22.06.2011 - L’arte di classe….Scopriamola al Museo Revoltella
22.06.2011 - Un caffè col barone. Grande successo
12.04.2011 - Il Revoltella dei bambini
07.03.2011 - Roberta di Camerino in mostra al Museo Fortuny di Venezia.
05.02.2011 - Soggetti musicali nelle collezioni del XX secolo del Museo Revoltella
14.10.2010 - Notizie dai musei del Friuli Venezia Giulia
14.10.2010 - Le immagini della mostra su Roberta di Camerino
07.10.2010 - La "Barcolana" dalla terrazza del Museo Revoltella
26.09.2010 - "Revoltella Scuola" e "Il Revoltella dei bambini": programmi e calendari 2010-2011
15.09.2010 - La nuova stagione delle mattinate musicali
04.08.2010 - Giorno per giorno gli appuntamenti di "Revoltella estate" 2010
21.07.2010 - Donata al Museo Revoltella l“Eva" di Marcello Mascherini della collezione Hausbrandt.
15.05.2010 - Avanguardia russa: la Scuola di Unovis (1919-1922) fondata da Malevich.
09.01.2010 - La breve storia di Giorgio Carmelich
21.12.2009 - Oh nulla, un futurista
12.11.2009 - Capolavori del '900 nuovamente in esposizione
19.10.2009 - scorci e impressioni da una mostra.
29.08.2009 - Letture dal catalogo della mostra: Gillo Dorfles parla di Leonor Fini
23.08.2009 - Letture dal catalogo della mostra
11.08.2009 - Leonor Fini e i fotografi
05.07.2009 - Il ritorno di Leonor Fini
01.05.2009 - Leonor Fini in mostra al Revoltella da luglio a settembre
09.04.2009 - Il Revoltella dei bambini
21.02.2009 - Giuseppe Zigaina dona due opere al Museo Revoltella e alla Galleria d'arte moderna di Udine
15.01.2007 - Carlo Scarpa ed il Museo Revoltella


© Museo Revoltella