Museo Revoltella
 


Oh nulla, un futurista


Cominciava a soffiare la bora. Eravamo usciti dal Museo Revoltella, io e Bazlen, e ci si avviava verso il caffè Garibaldi quando un giovane alto e magro, con un impermeabile di gabardine mezzo rovesciato dal vento ci passò accanto in fretta, incrociandoci, e si volse a salutare con un cenno della mano. Non aveva nulla di notevole, pure chiesi a Bazlen: “Chi è?” “Oh nulla, rispose Bazlen indifferente, un futurista. “Due o tre anni dopo, sempre a Trieste, visitai la mostra di certo Giorgio Carmelich, morto da poco, di mal sottile, in un sanatorio tedesco. Il catalogo dava qualche ragguaglio su quell’artista, spentosi a vent’anni e sulle poche opere da lui lasciate. Avevo dinanzi la sua opera omnia, una trentina fra pastelli, guazzi e disegni, ma soprattutto pastelli. L’arte del defunto non mi pareva troppo interessante , né io, almeno in pittura, amo braccare nuovi talenti; tuttavia ne chiesi notizia al mio cicerone triestino. La risposta mi sorprese. “Non ricordi – disse Bazlen – quel ragazzo, quel futurista che abbiamo incontrato due anni fa in piazza? Era lui, Carmelich. Non erano precisamente quel che si dice delle opere d’arte: incerte fra secessione di Monaco e il recente espressionismo centro-europeo in quanto allo stile, e di carattere letterario negli argomenti, nei motivi (…) ma il pittore era morto, la sua favola era finita, dall’insieme della sua prima (e ultima) “personale” emanava qualcosa di patetico e di sincero che andava ben al di là del problema, talora insignificante, dell’arte e della non arte. (…) Il risultato fu che mezz’ora dopo lasciavo la mostra con due pastelli sotto braccio, pagati, anche ai prezzi di allora, una miseria.

L’autore di questo ricordo è Eugenio Montale nel suo articolo “I quadri in cantina” scritto nel 1946. Sono queste parole, forse, ad avere dato improvvisamente un po’di  notorietà a un artista morto a 22 anni e fino ad allora ricordato solo da pochi amici triestini. Montale si era accorto che Carmelich era qualcosa di più di un futurista e, sebbene non volesse ammetterlo, ne fu in qualche misura colpito.

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Figlio di un dirigente delle Assicurazioni Generali,  proprietario del leggendario Caffè degli Specchi, Giorgio Carmelich nasce a Trieste nel 1907 e cresce felicemente in un ambiente borghese e culturalmente vivace.

E’ uno studente svogliato, però, e preferisce dedicare tempo a letture personali, alla scrittura e al disegno,  piuttosto che allo studio dei testi scolastici. Assieme al compagno di scuola e amico Emilio Dolfi, crea piccoli libri illustrati, di cui Dolfi cura i testi e Carmelich le immagini e l’impostazione grafica.

Nel 1921, quando hanno appena quattordici anni, iniziano a produrre delle riviste che diffondono, in poche copie fatte a mano, fra parenti e amici. La prima si intitola “Le Cronache” ed esce per nove numeri fino al 1922.  Più ambiziosa è l’impresa di “Epeo” la rivista che prende il nome dal mitico costruttore del cavallo di Troia ed esce per la prima volta nel febbraio di quello stesso anno. 

“A presentarci non abbisognano molte parole già il titolo della nostra rassegna esprime il nostro programma. Il nome dell’artefice valente, dell’opifice che plasmò l’acciaio del brando, che indurì quello scudo,  indica la via della nostra aspirazione. E la  nostra aspirazione è l’arte; ma l’ARTE pura, quell’arte molteplice che erompe gorgogliando e scintillando dal cuore dell’artista sia egli letterato o pittore, ami egli l’antico o il moderno. Noi siamo giovani, giovani nella piena esuberanza del nostro animo e delle nostre forze intellettuali e perciò preferiamo i giovani.(…) Tutti i giovani devono raccogliersi intorno a noi, e con la collaborazione e con l’aiuto morale, sotto lo scudo di Epeo , aspirare alla purezza e alla proprietà dell’arte. …

Gli argomenti trattati dalla rivista rispecchiano la molteplicità degli interessi culturali dei due ragazzi, che curano non solo i contenuti ma anche la grafica e le illustrazioni, disegni a penna o incisioni, con una speciale predilezione per le xilografie.

Nel corso del 1922 cresce l’interesse di Carmelich e Dolfi per il futurismo. Lo documentano sia le pagine di Epeo, in particolare gli ultimi due numeri, dedicati al cartellonismo e al futurismo, sia le lettere che Carmelich scrive a Dolfi in occasione dei suoi viaggi. 

29 luglio 1922 : Caro Emilio, … qui a Roma la vita è veramente magnifica: ci sono tante cose da vedere che non si arriva mai a tutte; e poi c’è un tale movimento di auto, carrozze, tranvie et similia, un tale frastuono continuo (diurno e notturno) da formare la vera felicità di un futurista. I giornali qui non escono tutti alla mattina, ma si susseguono fino alla sera… il gridare dei giornalai non so se te l’immagini.

Se lo studio non è l’occupazione prediletta del quindicenne Carmelich, molta cura egli dedica all’organizzazione in casa di piccoli eventi culturali a cui sono invitati i compagni di scuola: per quelli che chiama “Le mardi des amis” che si susseguono nella primavera del 1923, predispone persino dei cartoncini invito, dove preannuncia mostre di suoi disegni futuristi. Si tengono all’aperto, invece, i convegni di Epeo, il primo sul Carso e il secondo in navigazione sul golfo di Trieste. Sono finalizzati a fare conoscere meglio quelle che Carmelich definisce le “nuove dottrine futuriste”, regolarmente applicate non solo sulla rivista ma anche nei volumetti singoli che escono nella collana “La Bottega di Epeo”, sulla scia della celebre “Bottega di Poesia” di Marinetti.

Ciò che entusiasma i due giovani editori è ogni aspetto della modernità, ma soprattutto  il dinamismo, la meccanica, la velocità, e ne è testimonianza singolare il volumetto “Ridolini e altri corridori” dedicato a personaggi che incarnano il ritmo accelerato della vita contemporanea. Tra questi c’è Marinetti, a cui viene dedicata una poesia:

Fluido elettrico/circum-europeo/Milano-Paris/Roma-Berlino/Firenze-Napoli-Venezia-Trieste-Torino/Corridore del cervello/ serbatoio di energie/Dove sei?/Chissà!/Unoschiaffo di qua/Uno sputo di là/Ti vedo rettilineamente (percorso al traguardo)/dal mio cervello/ai tuoi occhi- 500 volt/al tuo pugno 60 HP/al tuo calcio – formidabilmente dinamizzato/da ogni velocità/sei qua/sei là/Fremi nel “solito vilissimo treno” (Mussolini)/ti estàsi alla Fiat 158 km -spaccare-tagliare-volare/Non ti dico altro/TI VEDO.

Con l’estate del 1923 inizia un periodo molto movimentato per Carmelich, che si muove freneticamente da una città all’altra, a caccia di novità artistiche da pubblicare sulla rivista “Epeo”e di sensazioni che puntualmente riporta nelle lunghe lettere scritte all’amico Dolfi.

Alla fine di luglio è a Vienna e, al rientro a Badgastein, dove  trascorre le vacanze, scrive:

Caro Emilio, è proprio adesso che mi accorgo dell’importanza storica dei miei tre giorni viennesi. Stasera naturalmente piove, cosa che fa ancor più desiderare un impossibile ritorno. (…) Vienna è meravigliosa. Quantunque d’estate (la sua vita perciò di molto diminuita) si sente tuttavia che si è nella capitale, in una capitale degna (modestia a parte) di noi e sufficiente al nostro desiderio di purificazione futurista dall’abbruttimento triestino.

Torna nella quiete delle montagne austriache con una valigia carica di libri che rispecchia la sua ansia di conoscenza delle novità artistiche europee: Picasso, Der Kubismus, Oscar Kokoschka, le riviste Der Sturm e Die Reklame, due libretti della collana Junge Kunst  (il primo su Heinrich Campendonk e l’altro su Paul Klee) e, ancora, un volume sull’arte moderna russa e un altro sulla xilografia….  Intanto nelle lunghe giornate di vacanza disegna, crea copertine, scrive poesie. Racconta a Dolfi di avere visto a Vienna bellissimi cartelloni, che ha fotografato e vorrebbe pubblicare su Epeo, dove, già nel numero di febbraio aveva inserito un articolo sui rapporti tra arte d’avanguardia e pubblicità murale.

Il lungo viaggio di ritorno a casa si snoda in varie tappe: a Salisburgo si ferma a visitare alcune mostre e, sempre più incuriosito dall’arte russa, acquista un libro di Alexander Tairoff sul nuovo teatro, di cui lo colpiscono la copertina di El Lissitzky e le riproduzioni delle scene futuriste. 

Pochi giorni dopo, attraversando la Carnia, si ferma ad aspettare il passaggio della corsa automobilistica “Coppa delle Alpi” e scrive entusiasta di quell’esperienza, che vorrebbe riportare anche su Epeo:

“Siamo appena usciti. Un rombo! Ecco! Arrivano! Sì ma arriva solo una. Non riesco a veder bene la marca. E’ o una Diatto o una Ansaldo. N.18. Sto chiedendomi se ci sarà anche Fraccaroli. Sono le 9.30. Un altro rombo. Un’auto svolta. Numero? 29! Ceirano! E’ lui! Presto – gridiamo:  Fraccaroli! Fraccaroli! Da un coso lungo si stacca una mano che ci saluta… Scompare. La seconda. Poi il numero 35, un’Alfa Romeo. Molto grande. A poco a poco passano tutte le macchine. Scivolano veloci, impolverate, empiendo le montagne immobili di rombi e di echi. “ 

La tappa successiva è Venezia da dove manda a Dolfi una poesia che gli consiglia di leggere “al ritmo di una macchina” o al suono di un’orchestrina…  Venezia, dove si ferma parecchi giorni, è piena di stimoli: va al cinema a vedere Ridolini, compra altri libri, si siede a un tavolino del Florian a origliare i discorsi che fanno i pittori (tra cui riconosce Casorati), ma soprattutto si immerge con gioia nella mostra personale di Prampolini, che espone quadri, secondo lui, “meravigliosi, dinamici, esplosivi”. Non si accontenta di un’unica visita.  Il giorno dopo si ripresenta all’ora della riapertura.

Caro Emilio,

sono tornato questa mattina alla mostra futurista..(…) Naturalmente ero solo. Ho girato di nuovo le cinque salette, davvero entusiasta. Specialmente gli ultimi, quelli di Capri, e qualche acquarello spaziale, sono meravigliosi.  Nei primi (’14-’16) si rivela un po’ di Boccioni; in qualche natura morta, delle ricerche impressioniste. Ma ora è libero e originale. Quantunque abbia tralasciato completamente la plastica per la costruzione. Nei suoi quadri, ora, non si vede segno di nero adoperato come ombra, né quell’ombreggiatura agli angoli tanto cara ai primi, Soffici e Boccioni ad esempio. (…) Vedere il gioco di intersecazioni e di scomposizioni coloristiche in Prampolini è meraviglioso. Osservare i suoi quadri è una continua “gioconda sorpresa”. Come in Severini.  Un braccio è lì: giri un po’gli occhi, ritorni su quel punto e vi vedi una gamba. E tutto così complesso e atmosfericamente perfetto da scaturire una vera inaspettata sorpresa. E un passatista invece non ci capisce niente e cercherà di decifrare dov è una gamba e dove un braccio….

Nel corso del 1923 Carmelich entra in contatto con Sofronio Pocarini e i futuristi goriziani. Nasce dalla loro collaborazione una nuova impresa editoriale, l’”Aurora” ,  questa volta non artigianale ma stampata in tipografia e con tutte le caratteristiche delle altre testate d’avanguardia;  uscirà in dieci numeri fino alla fine del 1924.

 Uno dei modelli è certamente “Noi” di Prampolini, ma, come dimostrano gli articoli dedicati ad altre riviste di tutta Europa, la rete dei collegamenti è vastissima e ricca di spunti inventivi.

Carmelich viene coinvolto da Pocarini nell’organizzazione della prima mostra goriziana di belle arti, dove sono esposte anche alcune opere futuriste, tra cui “Bottiglia e bicchiere” di Spazzapan.  Al giovane triestino viene affidato il progetto del manifesto.

Il 1924 è un anno molto intenso e produttivo per Carmelich, che si occupa dell’Aurora ma anche di una testata triestina, “Energie futuriste”, assieme all’amico Nino Jablowsky e un po’ in concorrenza con Bruno Sanzin.

E’in contatto ormai regolare con Prampolini e si interessa delle vicende nazionali del futurismo, condividendo riunioni, eventi, articoli, allargando il giro delle amicizie. Si spinge fino a Rovereto dove viene ricevuto dalla moglie di Depero e racconta poi di avere visto “cose straordinarie” . In una lettera che scrive a Dolfi poco dopo la visita descrive alcuni quadri che lo hanno colpito: … “La rissa” quadro dinamico, 5 uomini grandi, coni colorati, escono dalle bocche gli urli, uno è caduto e diviene grigio. Un paesaggio di cristallo, una vacca vista da dietro; ha in preparazione un grande quadro notturno….

Depero per lui è senz’altro un genio, come scriverà anche in seguito, e influisce significativamente sulla sua produzione figurativa di quell’anno.

Nell’ottobre 1924 Carmelich, che lavora intensamente e che ha progressivamente allargato la sua attività in vari ambiti delle arti applicate, tra cui la moda e il cartellonismo, partecipa a una storica esposizione,  la Mostra internazionale della Scenografia di Vienna, di cui Prampolini è il commissario per l’Italia.

Si realizza il sogno che aveva dominato l’estate precedente,  durante le passeggiate viennesi con la macchina fotografica al collo.

Col 1925 si esaurisce l’interesse di Carmelich per il futurismo,  e la sua attenzione si sposta sempre più verso le avanguardie del resto d’Europa, come dimostra l’ ultima impresa editoriale che condivide con Dolfi, la rivista “25”, che viene definita “sintesi pubblicitaria dell’arte contemporanea” ed esce in due numeri.

La sua distanza dal futurismo si comprende nella presentazione stampata sul primo numero:

“Quaranta e più riviste d’avanguardia s’affaticano oggi in Europa a trovare un punto ideale comune, sintesi perfetta della poesia e dell’arte contemporanea. Questo punto non può esistere. Ogni vero creatore è un nuovo ponte lanciato nelle infinite possibilità del nostro tempo. Chi crea definisce una tendenza. Tendenza= esperienza. Dalle diverse esperienze scaturirà un’arte predominante, caratteristica definitiva dell’epoca.

Il “25”, revisione quotidiana mensile annuale dell’attività creativa costituisce un saggio imparziale plurilaterale sintetico di ogni tendenza. L’arte deve finalmente rivaleggiare con le industrie più progredite. “

Carmelich ha diciotto anni e già una storia importante di artista e critico d’avanguardia.  Ma forse non se ne rende conto. Qualche anno dopo li definirà “peccati di gioventù”.

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(Testo del video realizzato per la mostra “Giorgio Carmelich. Futuristicherie. Viaggi d’arte fra Trieste, Roma e Praga, aperta al Museo Revoltella dal 23 dicembre 2009 al 5 aprile 2010)






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