Museo Revoltella
 


14 aprile, terza domenica a ingresso gratuito per i residenti


"Il Museo? Casa mia" è il titolo dell'iniziativa con cui quest'anno, ogni seconda domenica del mese, il Comune consente ai nati e i residenti a Trieste di entrare liberamente nei musei della città.
Ad aspettarli non solo un ricco patrimonio d’arte, storia e scienza distribuito in quindici sedi, tra cui vi sono alcuni tra i più importanti palazzi storici di Trieste, ma anche molte iniziative progettate proprio per queste domeniche speciali.
Chi si presenterà all’ingresso di ogni museo potrà ritirare una speciale tessera nominativa che gli permetterà – anche in seguito –di usufruire dei vantaggi offerti ai residenti per tutto l’anno, di essere sempre informato sulle attività dei musei e sulle mostre, e, a seconda del numero di visite che farà, di ritirare alla fine del 2013 dei volumi in dono.
Cosa troveranno i triestini nei loro musei? In alcune sedi verranno esposti almeno un’opera o un oggetto importante e “mai visto”, o scomparso da tempo dall’esposizione, perché acquisito da poco, normalmente conservato in deposito o assente per restauro. In alcuni casi saranno proposti percorsi completamente rinnovati.
Inoltre troveranno una speciale accoglienza da parte dei volontari delle associazioni triestine che da anni collaborano con i musei (Cittaviva e Amici dei musei) e che forniranno informazioni sulle collezioni e sui percorsi, ma anche sulla loro attività di volontariato.
Per i più piccoli sono stati ideati giochi, laboratori di disegno e cacce al tesoro con sorprese finali.
I visitatori troveranno anche sconti del 20% sui libri e sui gadget nei bookshop dei musei e poster in omaggio.

Vediamo, museo per museo, le proposte della terza domenica a ingresso gratuito per i triestini.

MUSEO REVOLTELLA
Una festa di fiori e ancora pittura e scultura triestina

Cosa troveranno i visitatori del Museo Revoltella domenica 14 aprile?
Anche il museo d’arte moderna cittadino è coinvolto nella grande festa della primavera che trova il suo culmine nell’ormai tradizionale mercato “Horti tergestini” di San Giovanni. Sotto il titolo “Fiori dappertutto” è stato individuato un itinerario tra i fiori dipinti che parte dal piano terra del palazzo baronale, con i mazzolini nelle mani delle dame di Tominz e arriva al quinto piano con le interpretazioni astratte e geometriche. Al sesto piano, invece, è allestita la mostra d’arte contemporanea “Primavere ribelli”, curata da Marco Puntin, un vero “giardino della contemporaneità”, che raccoglie le opere di James Brown, Massimo Gardone, Antonio Girbes, Robert Gligorov, Gudrun Kampl, Yoshie Nishikawa, Francesca Martinelli, Lucia Pescador, Karin Pliem, Stefano Scheda, Ketty Tagliatti, e Cristina Treppo: i loro fiori e le loro piante dipinte fotografate e installate, portano lo scherno e la ribellione al grigiore della contingente quotidianità.
Insieme a questi artisti ci sono anche i frutti del talento dei designer di moda selezionati da Its, la piattaforma internazionale che da dodici anni pone la città di Trieste sulla mappa della creatività senza confini.
“Pittori e scultori triestini tra ‘800 e ‘900” è intitolato invece l’itinerario che il Revoltella dedica alle opere dei pittori nati o vissuti a Trieste tra Ottocento e Novecento, che sono ampiamente rappresentati nelle collezioni, ma per ragioni di spazio non sempre possono essere esposti al completo. Tra il piano terra e la galleria del quinto piano, perciò, si può seguire un lungo percorso che farà ritrovare tanti nomi familiari raggruppati per epoche, gruppi o tendenze. Si partirà dalle personalità centrali della transizione tra Neoclassico e Biedermeier come Bison e Tominz e via via si ritroveranno gli autori più significativi di due secoli di arte triestina: i pittori del quotidiano come Rosé e Malacrea, gli studenti dell’Accademia di Monaco come Alfredo Tominz, Isidoro Grünhut, Carlo Wostry e Umberto Veruda, i maestri con Eugenio Scomparini (sarà l’occasione per ricordare il centenario della morte e la grande donazione di opere fatta dalla vedova nel 1913), i grandi pittori di marine e paesaggio, Grimani, Flumiani e Lucano, gli emigrati: da Pietro Fragiacomo a Piero e Guido Marussig, da Giannino Marchig a Marcello Dudovich, da Enrico Fonda a Leonor Fini, gli amici e ritrattisti degli scrittori come lo stesso Veruda, Arturo Fittke o lo scultore Rovan, ma anche i ritrattisti di affascinanti signore della Belle Epoque come Rietti, Parin, Zangrando o Cambon, o i massimi rappresentanti del“Novecento” triestino come Sbisà, Stultus, Sambo, Croatto e Passauro. Spazio adeguato sarà dato alle figure più autonome o originali degli anni tra le due guerre: Asco, Bolaffio, Nathan Levier e Timmel, per chiudere la rassegna con una lunga panoramica del secondo Novecento, che includerà Marcello Mascherini, Luigi Spacal, Federico Righi, Dino Predonzani, Romeo e Renato Daneo, Nino Perizi, Augusto Cernigoj, Miela Reina, Mirella Sbisà, Carlo Titz, Gianni Brumatti, Marino Sormani, Sabino Coloni (nella foto), Livio Rosignano, Maria Lupieri, Edoardo Devetta, Alice Psacaropulo fino ad arrivare alle ultime generazioni con Antonio Sofianopulo, Davide Skerlj e Odinea Pamici.


MUSEO TEATRALE “SCHMIDL”
“Theatrum instrumentorum”, la ricerca del suono perduto

Anche il Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl” è «casa mia» in occasione della seconda domenica del mese, con l’ingresso gratuito ai musei comunali per i residenti. Per l’apertura di domenica 14 aprile, riflettori puntati sull’esposizione in chiave didattica di strumenti antichi allestita a cura del Dramsam – Centro Giuliano di Musica Antica di Gorizia.
La mostra è visitabile nell’orario di apertura del Museo, dalle 9.00 alle 19.00
Alle 18.00 avrà luogo una visita guidata con esemplificazioni sonore, a cura di Paolo Cecere.
La mostra si compone di una raccolta di strumenti musicali ricostruiti (ovvero dei quali non si è conservato nessuno strumento originale) e una parte di copie da originali.
La ricostruzione degli strumenti esposti si è realizzata tenendo conto di alcune esigenze primarie, vale a dire la volontà di utilizzare materiali costruttivi simili a quelli impiegati all'epoca e analoghe tecniche costruttive, assolutamente necessarie affinchè questi strumenti siano effettivamente in grado di "suonare", quindi utilizzabili per riprodurre la musica delle raccolte medievali.
Le leggi della fisica acustica non sono considerabili come mutabili o determinate culturalmente, quindi le forme e le proporzioni dettate dalle fonti pittoriche, unite alle caratteristiche proprie dei materiali impiegati, nonché ad un accurato lavoro artigianale, possono effettivamente averci consegnato oggetti musicali molto simili agli originali e in grado di produrre suoni, con buona approssimazione, somiglianti a quelli degli strumenti perduti.
I teorici medievali, a margine di una lunga serie di teorie discutibili o limitative, ci hanno anche lasciato una serie di nozioni fondamentali, definendo modi e scale musicali, intonazioni e accenni di prassi esecutiva che hanno contribuito non poco all'individuazione di tutta una serie di caratteristiche essenziali allo strumento per fare la musica del Medioevo.
Un lavoro lungo e complesso che non può dirsi certamente ancora concluso, che tuttavia già sta dando risultati apprezzabili non solo dal punto di vista della ricostruzione, ma anche da quello del godimento estetico di una musica - e di sonorità che ne sono parte integrante - che, pur venendo da lontano nel tempo, può oggi apparirci nuova e intimamente bella.
La mostra è organizzata secondo alcuni criteri fondamentali e rivolge la sua attenzione specifica agli strumenti storicamente compresi tra X e XVII secolo:
-famiglie strumentali: strumenti a corda (cordofoni), strumenti a fiato (aerofoni), strumenti a percussione: criterio basato sul principio distintivo di produzione primaria del suono;
-criteri di produzione del suono (strumenti a pizzico, a percussione, ad ancia, ad arco, ecc.);
-criterio storico ovvero organizzazione secondo un ordine suggerito dal divenire storico.

MUSEO ORIENTALE, via San Sebastiano
Fiori e uccelli nelle opere del Museo d’arte orientale

Fiori e uccelli nelle opere del Museo d’arte orientale è il titolo del laboratorio riservato ai bambini dai 5 ai 10 anni che si troveranno al museo, in via San Sebastiano 1, alle ore 11.00 di domenica 14 aprile.
L’operatrice didattica Serena Paganini guiderà i bimbi in un percorso di scoperta degli elementi decorativi che si trovano un po’ dovunque nelle sale dedicate alla Cina e al Giappone. Scopriranno bellissimi disegni di uccelli nella sezione delle stampe giapponesi, ma anche delicate composizioni floreali nelle porcellane cinesi o nei kimono di seta.
Dopo la visita i bambini lavoreranno con varie tecniche sui soggetti che più li hanno colpiti per la forma o il colore.

MUSEO SARTORIO, Largo Papa Giovanni XXIII
Continua "Tiepolo a Trieste" ma c’è anche un laboratorio per bambini

Al Museo Sartorio si può ancora visitare la preziosa mostra “Tiepolo a Trieste. I disegni del Museo Sartorio” allestita al secondo piano della villa (oltre 140 fogli di grande qualità che documentano un ampio arco di tempo della produzione dell’artista veneziano), ma c’è anche un laboratorio artistico per i più piccoli (6-10 anni) curato da Anna Krekic.
Il titolo è SARTORIO IN FAVOLA. Laboratorio di storie e disegni al Museo Sartorio e, partendo dalle vicende della famiglia Sartorio, raccontate dagli innumerevoli oggetti presenti nel museo, coinvolgerà i bambini nella scrittura di una storia dei personaggi che hanno vissuto nella casa, a metà tra realtà storica e fantasia. Appuntamento tra le 10.00 e le 10.30 al Museo Sartorio.


CIVICO MUSEO DI STORIA ED ARTE, via Cattedrale
Ancora “lezione di geroglifici” e visita guidata alle collezioni archeologiche
A grande richiesta, al Museo Civico di Storia ed Arte di via Cattedrale, dove è conservata una straordinaria collezione egizia, si terranno due nuovi interventi sui geroglifici al pomeriggio( alle 15.00 e alle 17.00) curati da Susanna Moser. Al mattino alle 11.00 la conservatrice Marzia Vidulli farà una visita guidata al museo.
 

MUSEO DEL RISORGIMENTO
Uno Stultus inedito: Guido Slataper sul fronte del Monte Santo

Nell’ambito dell’iniziativa “Il Museo? Casa mia” del mese di aprile il Civico Museo del Risorgimento presenta al pubblico un’opera, abitualmente non esposta, eseguita nel 1934 dal pittore triestino Dyalma Stultus (Trieste 1901-Darfo/Brescia 1977).
Si tratta di un olio su compensato, acquistato dai Civici Musei di Storia ed Arte il 9 aprile 1968, che raffigura Guido Slataper (Trieste 1897-1969), fratello minore di Scipio, mentre è in procinto di conquistare la vetta del Monte Santo il 14 maggio 1917.
Guido Slataper, infatti, fu uno dei protagonisti delle vicende della decima battaglia dell’Isonzo combattuta fra il 12 maggio e il 5 giugno 1917 dalle truppe italiane contro quelle austriache.  La decima battaglia ebbe luogo lungo il corso del fiume Isonzo e fu caratterizzata da un bombardamento a tappeto delle postazioni austro-ungariche lungo tutta la linea del fronte da Tolmino al mare. L’obiettivo era quello di rompere il fronte per raggiungere Trieste.
Quando ormai sembrava che il successo fosse in mano agli italiani e che la linea difensiva austriaca stesse per cedere completamente, gli austriaci riuscirono a organizzare e a lanciare una controffensiva che tolse all’esercito italiano quasi tutte le zone conquistate.
Il 14 maggio Guido Slataper fece parte delle unità della Brigata Campobasso appartenente alla III Armata che riuscirono a impadronirsi della vetta del Monte Santo. Furono, però, costrette a ripiegare a causa del violento contrattacco sferrato dagli austriaci durante la notte di quello stesso giorno; Guido Slataper, tenente del 230° Reggimento Fanteria e comandante del III battaglione, rimasto con pochi compagni e senza munizioni, dopo aver lottato con coraggio contro i nemici, venne fatto prigioniero.
Questa la motivazione del conferimento della medaglia d’oro al valor militare ottenuta a seguito del R.D. del 7 febbraio 1924:
“Volontario irredento, rinunciava ad essere inviato nelle retrovie e, benché in menomate condizioni fisiche per precedente ferita, partecipava volontariamente al comando della sua compagnia a un’azione di particolare importanza, trasfondendo, col suo esempio, entusiasmo, slancio ed ardimento nei dipendenti, trascinandolo sotto violento fuoco d’artiglieria, mitragliatrici e fucileria, alla conquista di forte e ben munita posizione, il cui possesso avrebbe avuto conseguenze decisive in quel tratto del fronte. Oltrepassate le trincee avversarie, catturava numerosi nemici, organizzava la difesa sul rovescio della posizione, e su questa resisteva ad oltranza, quantunque conscio del grave pericolo che affrontava, come irredento, qualora fosse stato fatto prigioniero. Rimasto con pochi superstiti, esaurito ogni genere di munizioni ed accerchiato, dopo aspra lotta corpo a corpo cadeva in mano al nemico. Fulgido esempio di amor di Patria, di cosciente valore e spirito sublime di sacrificio.
Monte Santo, 14 maggio 1917”.
Nel dipinto di Stultus Guido Slataper, seguito a breve distanza da alcuni compagni armati di fucile, sta per arrivare in vetta al Monte Santo. La mano destra impugna una pistola, quella sinistra sta togliendo da sotto la giacca il tricolore italiano da far sventolare sulla cima conquistata. Lo sguardo del soldato è teso a individuare eventuali insidie.
Il paesaggio, pur facendo emergere la durezza del Carso, in particolar modo manifesta nei tronchi mozzi e nei rami secchi di alcuni alberi, tutta la tragicità della guerra e lascia trapelare, dai toni lievi e dal corso pacato del fiume, un senso di quiete e di speranza.
Solo il rosso sulle pietre in primo piano prelude a un imminente pericolo.

Altri musei civici triestini visitabili gratuitamente: Museo Morpurgo e Museo di Storia Patria (via Imbriani), Museo del Castello di San Giusto e Lapidario Tergestino, Museo della Risiera di San Sabba.

 






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