Museo Revoltella
 


Dal 25 luglio al 22 settembre. Arte e scrittura a Trieste nel primo Novecento


Un nuovo allestimento della galleria del quinto piano del Museo Revoltella, riservata abitualmente alla pittura e alla scultura della prima metà del ‘900, si propone di analizzare i rapporti intercorsi tra gli artisti e i letterati attivi a Trieste a cavallo fra i secoli XIX e XX.
Parlando di letteratura triestina si fa spesso riferimento ai molteplici e fitti rapporti di amicizia che intercorsero fra queste due categorie di intellettuali, ai “prestiti” reciproci, alle affinità, agli incontri quotidiani che avvenivano nei leggendari caffè d’impronta viennese dove si svolgevano vivaci dibattiti culturali sia ai tempi dell’Austria, sia negli anni venti. Si ricordano le amicizie nate nell’ambito del glorioso Circolo Artistico, il sodalizio  tra Italo Svevo e Umberto Veruda, il legame tra Umberto Saba e Vittorio Bolaffio, ma anche l’impegno critico di Silvio Benco e di Giani Stuparich, scrittori appassionati d’arte e attenti a tutti i fenomeni artistici, e, per contro, la passione letteraria di un pittore visionario e colto come Cesare Sofianopulo o la scrittura autobiografica del “Magico taccuino” di Vito Timmel.
Raramente si è tentato di accostare in una mostra immagini e parole, incrociando, sia pure per frammenti, esperienze artistiche e letterarie. La proposta del Museo Revoltella, che ha rinnovato l’esposizione del quinto piano con una selezione di opere finalizzata alla ricerca delle connessioni con la letteratura, è solo l’inizio di un percorso che mira a svilupparsi e a documentare in tutti i suoi aspetti la cultura triestina del primo Novecento, prima e dopo la Grande Guerra.
La galleria è stata suddivisa in due sezioni: la prima raccoglie opere datate fino ai primi anni venti e la seconda documenta gli anni trenta e quaranta. La “guida” è affidata ai più noti scrittori e letterati triestini, Italo Svevo, Umberto Saba, Giani Stuparich, Silvio Benco e Virgilio Giotti, tutti legati in qualche modo agli artisti. Accanto ai dipinti, pertanto, si possono leggere brani di prosa e poesie collegati alle figure dei pittori e ai temi delle loro opere.

II primo '900 a Trieste. Arte e scrittura 
Già dai titoli delle sezioni è facile immaginare l'articolazione del percorso che mette in luce le esperienze più originali degli autori locali, ancora immersi in una dimensione internazionale. Del resto la maggior parte di essi si era formata alla fine dell’Ottocento nelle Accademie di Monaco e Vienna, o, comunque aveva viaggiato tra Venezia, Roma e Parigi, risentendo di quel clima di grandi cambiamenti che attraversò tutta l’Europa ai tempi della Belle Epoque.
Le sezioni della mostra sono: "Gli artisti triestini e l'Europa"; "II Circolo Artistico", "Vito Timmel e il Magico Taccuino", "La figura femminile", "Omaggio a Marcello Mascherini", "L'amicizia tra Sbìsà, Nathan, Carmelich, Leonor Fini e Felicita Frai", "Vittorio Bolaffio e Umberto Saba", "Italo Svevo e gli artisti".
Una sala è dedicata allo sviluppo del Museo Revoltella negli anni venti e trenta, che, attraverso l'acquisto di alcuni capolavori (Casorati, Sironi, Carrà, Marussig, Carena, De Chirico) si mise presto in evidenza come una tra le più importanti gallerie d’arte moderna italiana.
In alcune sezioni figurano importanti e recenti donazioni, tra cui il "Ritratto della moglie" di Leopoldo Metlicovitz ("La figura femminile"), cinque opere di Felicita Frai (tra le quali un bell’autoritratto e un espressivo ritratto di Giuseppe Ungaretti) donate dalla figlia Piera Lustig e il busto di Silvio Benco di Nino Spagnoli donato dalla moglie Giuliana Pazienza (nella foto a destra, sullo sfondo un autoritratto di Piero Marussig). Dunque, anche questi, importanti contributi al tema dei rapporti fra pittori e scrittori.
L'omaggio a Marcello Mascherini (1906-1983), il maggiore scultore triestino del ‘900, vuole essere anche un'occasione per valorizzare un artista di alto profilo intellettuale, che ha saputo interpretare i grandi cambiamenti del secolo, mettendo in mostra la collezione completa delle opere possedute dal Revoltella e nel contempo celebrare i trent'anni dalla sua morte.
E, in tema di anniversari, va ricordato che ricorrono quest'anno i centotrenta anni dalla nascita di Vittorio Bolaffio (1883-1931), il pittore amico di Saba che seppe interpretare con straordinaria partecipazione la vita grama dei lavoratori del porto.

A cura di: Susanna Gregorat, Lorenzo Michelli con Rosa Fasan, Barbara Coslovich, Serena Paganini

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Riportiamo qui i testi dei pannelli esplicativi della prima sezione.

L’anima del “Circolo Artistico” di  Trieste: pittori e intellettuali triestini tra  Ottocento e Novecento   
Ufficialmente istituito nel 1884 il Circolo Artistico di Trieste  fu fondato per volontà di un folto gruppo di artisti,  scrittori e uomini di cultura desiderosi di costituire un’associazione  volta a tutelare, promuovere e valorizzare la  loro attività artistica: “Antonio Lonza – racconta Wostry  nelle pagine iniziali - aveva parlato con Giuseppe Garzolini  della necessità, da parte degli artisti, di sottrarsi al monopolio  della Società di Belle Arti, che continuava a  organizzare le sue mostre annuali nel Palazzo Revoltella, e  di costituire una società artistica con locali propri allo  scopo di curare i loro interessi senza intermediari, e di dar  vita a una esposizione triestina uscita dal loro grembo,  come aveva veduto fare, con loro immenso vantaggio, gli  artisti di Roma e di altre città.” (Carlo Wostry, “Storia del  Circolo Artistico di Trieste”, p. 28)  Carlo Wostry (Trieste, 1865 – 1943) artista di grande capacità  e versatilità artistica che studiò all’Accademia di Monaco  di Baviera assieme ad altri pittori locali quali  Umberto Veruda, Isidoro Grünhut, e gli scultori Vittorio  Güttner e Ruggero Rovan, con uno stile ironico e accattivante  trascrisse e pubblicò, nel 1934, la storia di questo cenacolo  (Storia del Circolo Artistico di Trieste, 1934),  straordinaria testimonianza dell’ambiente artistico-intellettuale  della Trieste a cavallo tra Ottocento e Novecento.  Alle frequentate ‘sabatine’ organizzate ogni sabato dal  Circolo, appuntamenti artistico-creativi che traevano  spunto da eventi o celebrazioni e prevedevano rappresentazioni  teatrali, o letture di poesie, esposizioni stravaganti  di dipinti e sculture, il tutto all’insegna del  buonumore, prendevano parte tutti insieme gli artisti, i  letterati e i musicisti. Oltre ad un cospicuo numero di pittori  e scultori, da Eugenio Scomparini, primo vicepresidente  del Circolo, a cui il Museo ha riservato una sala al  pianterreno della Galleria nel centenario della morte, a  Giuseppe Garzolini, a Giovanni Zangrando, Glauco Cambon,  Enrico Cernivez, Guido Grimani, Ugo Flumiani, Umberto  Veruda, Isidoro Grünhut, Arturo Fittke, Giovanni  Mayer, Ruggero Rovan, Antonio Camaur e molti altri ancora,  di cui è qui esposta una piccola selezione delle loro  opere, il Circolo comprendeva anche un certo numero di  noti critici e letterati quali Riccardo Pitteri, Giuseppe Caprin,  Alberto Boccardi, Cesare Rossi e lo stesso Ettore  Schmitz (il nome autentico dello scrittore Italo Svevo), che  fece il suo ingresso al cenacolo fin dal 1888. Più tardi sarebbe  intervenuto al Circolo anche il poeta Umberto  Saba.  La “Storia del Circolo Artistico” del Wostry era corredata  dalle caricature dei soci partecipanti schizzate dall’autore  stesso, prezioso e insostituibile commento grafico al volume. 

Il Cinema Italia  e il “Ciclo delle maschere”  di Vito Timmel   
La serie dei diciassette pannelli del Ciclo delle maschere,  di cui qui si trova esposta una selezione (Elettra, Elena,  Salomè, Mafarca, Don Chisciotte e XVIII Secolo), fu realizzata  da Vito Timmel (Vittorio von Thümmel, Vienna 1886  – Trieste 1949) presumibilmente nel 1916. Eseguita a tempera  su supporto cartaceo (tecnica che comporta non  pochi problemi dal punto di vista della conservazione), la  serie di pannelli era destinata alla decorazione dell’atrio  del Cinema Italia, che era inglobato nel Palazzo della RAS  (opera degli architetti Arduino e Ruggero Berlam), nell’attuale  Piazza della Repubblica. La decorazione del cinema  fu affidata in un primo tempo al pittore triestino Piero Lucano  (Trieste 1878 – 1972). Ma al progetto decorativo  d’impianto classico di Lucano, di cui è esposto in bacheca  il progetto, fu preferita l’idea innovativa di Vito Timmel  che volle rappresentata, in una splendida serie di pannelli  in stile liberty, una sorta di sintesi della letteratura mondiale.  Fu così che nel suo ambizioso programma Timmel, mediante  “uno stile personalissimo pieno di irruenza e di vitalità”,  sviluppò “chiari spunti klimtiani (Arlecchino e  Sylok), ma anche motivi derivati dal pittore austriaco  Albin Egger-Lienz e da Ferdinand Hodler (Gulliver e Don  Chisciotte), nonché da Jan Toorop (Elettra), inserendo  pure l’esasperato michelangiolismo dello slavo Ivan Mestrovic  in Aphroditos e ricorrendo per ultimo – come il  suo concittadino Argio Orell – a puntuali citazioni da  stampe giapponesi (un Ronino).” (Walcher)  Rimossi dal Cinema Italia nel 1962 (prima della sua demolizione)  i pannelli vennero in seguito collocati nell’atrio del  Teatro Filodrammatico. Nel 1970, a causa della cessione  della gestione del Filodrammatico, il Curatorio del Museo  Revoltella propose l’acquisto del Ciclo della maschere,  temendo una dispersione dell’opera pittorica. Alla fine del  1971 i pannelli entrarono a far parte delle collezioni  del Civico Museo Revoltella.  Attualmente, nella Sala lettura della biblioteca del Museo  Revoltella è esposta permanentemente una selezione  della storica decorazione.  A partire dall’immagine femminile posta sopra l’entrata  (Elena) e proseguendo la lettura iconografica in senso  orario sono raffigurati rispettivamente: un Ronino, Maria,  Cirano, Sylok, Aphroditos, Don Chisciotte, Bovary, Claudine,  Mafarca e XVIII Secolo.  Oltre ai pannelli qui esposti, il Ciclo delle Maschere comprende  ancora le figure di Elettra, Salomè, Arlecchino,  Gulliver, Valjean e Melisenda.    

INFO

Museo Revoltella, via Diaz, 27 - 34123 Trieste - tel. 040-6754350

ORARI DI VISITA: tutti i giorni (escluso martedì, chiuso) dalle 10 alle 18; i giovedì di agosto aperto fino alle 23; aperto il 15 agosto con orario 10-23

INGRESSO: Euro 7 (intero); Euro 5 (ridotto)


 






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