Museo Revoltella
 


Mario Emilio Dolfi e i suoi amici


La mostra “Emilio Mario Dolfi e i suoi amici” è un omaggio ad un’importante figura del panorama culturale triestino del ‘900.

Poeta e critico, mecenate e apprezzato intellettuale dell’intellighenzia locale e non, fu una personalità eclettica e singolare: già a tredici anni con il suo primo grande amico Giorgio Carmelich pubblicò raffinate edizioni (tirate a mano in quattro o cinque esemplari) con il marchio Cardol in cui emerge un desiderio di innovazione coniugato ad un’eccezionale capacità di essere aggiornato su quanto si andava sperimentando in Europa. Vasti erano i suoi interessi: dall’arte alla letteratura dal teatro alla moda. La corrente artistica alla quale aderì con entusiasmo fu il Futurismo divenendo protagonista di quello giuliano assieme a personalità quali appunto Carmelich, Sofronio Pocarini, Livio Corsi. Dopo le prime esperienze editoriali collaborò con Sofronio Pocarini all’”Aurora” e nel 1925 alla rivista “25”; parallelamente entrò in contatto con un protagonista nazionale quale fu Filippo Tommaso Marinetti che lo inserì nel libro I nuovi poeti futuristi (1925) con le poesie Whisky and soda e Luci. L’amicizia con Carmelich durò intatta fino al 1929, anno della precoce morte dell’artista, ed è documentata da una ricca corrispondenza che testimonia il vasto orizzonte dei loro interessi legati soprattutto al più nuovo, più all’avanguardia, più futurista, si andava allora producendo.

Dopo la scomparsa di Carmelich Dolfi assume a Trieste anche un altro ruolo: si trasforma da poeta-artista in collettore di idee, di relazioni, attraverso frequentazioni che dureranno tutta la vita con intellettuali quali Virgilio Giotti, Anita Pittoni, Bobi Bazlen, Manlio Malabotta, Arrigo Bugiani, Enzo Benedetto, solo per citarne alcuni. Tutte queste personalità frequentarono la sua bella villa di via Redi che divenne, di fatto l’indirizzo, di uno dei principali salotti culturali della città.

La mostra in cui sono esposti i preziosi documenti dell’archivio privato – messo a disposizione della figlia Giuliana (autrice del libro “Emilio” pubblicato in quest’occasione) - è strutturata in quattro sezioni: dopo le note biografiche, nella prima sono esposte interessanti fotografie che mostrano scene di vita familiare da cui si emerge quel gusto per il bel vivere che lo accompagnerà per tutta la vita, la seconda è dedicata al futurismo con un’ampia selezione della sua attività (oltre alle citate poesie sono stati inseriti testi critici dedicati alla scenografia, al cartellonismo e alle arti plastiche apparsi sulla rivista su “Epeo” e “Aurora”). La terza sezione è invece legata al rapporto che intratteneva con i numerosi amici ed è costituita da un eterogeneo corpus di lettere e pubblicazioni provenienti dall’archivio privato che per l’occasione saranno consultabili integralmente.Si segnalano tra i documenti esposti: il materiale relativo ad Anita Pittoni e in particolare un manoscritto arrotolato, particolarmente originale, alcuni abiti e la poesia inedita Nerina dedicata alla moglie di Dolfi; vi sono inoltre alcuni testi in lingua tedesca e relative traduzioni di Bobi Bazlen nonché un’affascinante miscellanea di biglietti di auguri natalizi che Dolfi produsse a partire dagli anni ‘60 assieme all’amico di sempre Livio Corsi con arguzia ed originalità.

 

 

Note biografiche

Emillio Mario Dolfi nasce a Trieste il 3 febbraio 1907. Il padre Emilio appartiene ad una famiglia svizzera e lavora alla Banca di Credito Triestino; ne diventerà co-direttore. La madre è Carla Schiviz. Ha tre sorelle: Irma, nata nel 1909, Marta nel 1911 e Nella nel 1916. Frequenta il liceo classico “Petrarca” e lì incontra l’artista Giorgio Carmelich con il quale inizia un sodalizio artistico estremamente proficuo e precoce che lo porterà ad essere editore a tredici anni! I loro primi progetti sono essenzialmente manoscritti e illustrati a mano con acquerelli e matite colorate. Se Carmelich si esprime prevalentemente con le immagini - anche se si dimostra molto lucido anche dal punto di vista critico - Dolfi lo fa quasi esclusivamente con le parole pur restando la componente visiva un suo grande interesse, conformemente a quanto la “purificazione futurista” andava proponendo: la veste grafica si emancipava allora dall’essere puro ornamento diventando essa stessa significato. Dopo i primi lavori editoriali relizzati dalla loro casa editrice (La storiella di Lenin, Il sindaco di Cork e il cane inglese, Da New York a San Francisco in automobile)  collabora con Carmelich alla “Bottega di Epeo”, una nuova rivista ma anche realtà che organizza convegni futuristi sul Carso triestino come anche in navigazione nel golfo! (cfr. Maria Masau Dan “Giorgio Carmelich. Oh nulla, un futurista…”). Della fase giovanile si citano: gli articoli apparsi sui diversi numeri di “Epeo” come ad esempio quello dedicato al cartellonismo (1922), la recensione di una mostra di artisti triestini alla Permanente (1924), la rubrica di segnalazioni di novità bibliografiche “Tra i libri”,  le poesie  “Le tre sere” e  “Lo xilografo” (crf Susanna Gregorat in Maria Masau Dan “Giorgio Carmelich. Oh nulla, un futurista…”). Con l’ideazione de “Le mardi des amis”, riunione tra amici dedicata all’arte d’avanguardia si prefigura quel desiderio di relazione e di scambio intellettuale che continuerà incessantemente per tutta la vita. Tre sue poesie Luci, Wisky and soda e Toilette vengono inserite nel libro di Filippo Tommaso Marinetti I nuovi poeti futuristi (1925). Emerge in questi componimenti  ancora una volta, una grande attenzione ai valori visivi.

Dal 1925 al 1929 è a Roma dove si iscrive alla facoltà di Giurispridenza. Conosce di persona anche Boccioni, Balla, Farfa. Nel 1929, su progetto di Ramiro Meng viene costruita a Trieste la villa di via Redi in cui abiterà fino a 1970 e sarà un luogo importante per buona parte della sua esistenza. Al ritorno da Roma viene assunto nell’agenzia di cambio Ermanno Girardelli di Piazza Tommaseo. Conosce lì un’impiegata: Nerina Cisilino, con cui si fidanza nel 1937 sposandola il 30 marzo 1944. Il 2 gennaio 1945 nasce la figlia Giuliana. Durante la guerra nella sua villa sono nascosti e protetti alcune persone tra cui l’amico Manlio Malabotta, allora partigiano. Dopo la guerra la vita riprende e così le abitudini come quella di ricevere in villa gli amici. Tra i più assidui Virgilio Giotti, la domenica, fino alla sua morte avvenuta nel 1957 e Anita Pittoni con la quale collaborava e che veniva invitata in famiglia in occasione delle festività natalizie e pasquali; naturalmente c’era Livio Corsi – fedele amico con il quale dagli anni ‘60 realizzerà fantasiosi biglietti augurali – e via via anche Fulvio Tomizza, Enzo Benedetto, Claudio Grisancich e Lucio Saffaro, solo per citarne alcuni. Sostenitore dell’arte, nel 1946 pubblica con Malabotta  “Sera” una raccolta di poesie di Virgilio Giotti e la cartella con grafiche di Paolo Belli (con sua introduzione). Attraverso Anita Pittoni entra in contatto con Ilo de Franceschi con il quale intrattiene rapporti legati alla poesia, all’arte e alle loro letture.
Si cita inoltre ancora Arrigo Bugiani l’ideatore dei piccoli libretti di Mal’aria con cui si scambia informazioni circa le nuove produzioni poetiche più interessanti e meritevoli di pubblicazione e con Enzo Benedetto, il protagonista di Futurismo Oggi.
Gli anni ‘70 lo vedono riprendere l’attività poetica; sono anche il periodo in cui lascia definitivamente la villa di via Redi che viene venduta proprio all’inizio del decennio.
Nel 1972 muore la moglie Nerina alla quale viene dedicata una piccola e significativa pubblicazione con poesie di Dolfi, Malabotta, Pittoni. Muore infine nel mese di maggio del 1975.

 

Le notizie relative alla sua biografia sono state tratte principalmente dal libro “Emilio” di Giuliana Dolfi.

 

 

 





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