Museo Revoltella
 


Mostra La Grande Trieste al Salone degli Incanti


La mostra “La Grande Trieste – Ritratto di una città 1891-1914”  (http://www.lagrandetrieste.it) /aperta dal 7 febbraio nel Salone degli Incanti di Trieste, l'ex Pescheria Centrale, realizzata quasi esclusivamente con i materiali di proprietà dei Civici Musei (Museo Revoltella, Musei di storia ed arte, Fototeca dei Civici Musei, Musei Scientifici, Biblioteca “Hortis”) cerca di interpretare la città scegliendo di mettere a fuoco un periodo importante della sua storia, in cui il susseguirsi degli eventi convive con lo sviluppo economico e le tensioni sociali, la vivacità culturale e la povertà, le lotte politiche e la mondanità. Un mondo che si dissolve bruscamente con la Grande Guerra lasciando dietro di sé una lunga scia di rimpianti. E anche tanti frammenti di vita nei musei cittadini.
Concepita alla fine del 2013 e progettata nel 2014 dai responsabili scientifici della mostra Maria Masau Dan direttore del Museo Revoltella e dei Civici Musei di Storia ed Arte, Bianca Cuderi, direttore della Biblioteca Hortis e Nicola Bressi, direttore dei Musei scientifici – quando si è aperto il dibattito internazionale sulle cause e sulle conseguenze del primo conflitto mondiale – “La grande Trieste” cerca di descrivere, almeno per cenni, ciò che lo scoppio della guerra ha significato per Trieste, la fine di un’epoca e la sua archiviazione.
“Le due date scelte delimitare il periodo della mostra – ha affermato l’Assessore alla cultura del Comune di Trieste Paolo Tassinari – ricordano altrettanti momenti importanti della storia della città: l’abolizione del privilegio del Porto franco (1891), che delimita la zona franca ad un assetto ben identificabile e separato dalla città, e l’assassinio di Francesco Ferdinando d’Asburgo a Sarajevo (28 giugno 1914), causa scatenante della prima guerra mondiale. Il titolo – ha sottolineato Tassinari ricordando che prende spunto dall’edizione italiana del volume “La grande Vienna” – vuol dichiarare il sentimento di una città che, in quegli anni, si fa grande, grazie ad un’espansione commerciale, industriale, architettonica e, anche, museale, che non ha eguali in Europa”.
La mostra consente di visualizzare per la prima volta nel suo insieme il patrimonio delle istituzioni comunali, valorizzato proprio nella ricerca di relazioni fra gli oggetti, le opere e i documenti. Quasi tutte le sezioni ospitano materiali di proprietà comunale, ad eccezione dello spazio destinato alla cultura slovena – affidato alla cura della Narodna in študijska knjižnica / Biblioteca Nazionale Slovena e degli Studi – e quello dedicato alle Assicurazioni Generali (con l’Archivio Storico), perno dell’economia triestina e simbolo del profilo internazionale della città. La documentazione fotografica – proveniente dalla ricchissima Fototeca dei Musei civici di storia ed arte – rappresenta il filo conduttore, mentre il confronto puntuale fra immagini e materiale permette di contestualizzare gli oggetti, comprenderne meglio il valore e il significato.
La ricchezza e la diversità dei contenuti della mostra trovano risposta in un layout espositivo razionale, dal carattere quasi industriale, sviluppato attraverso la reiterazione di una serie di moduli espositivi, grazie al progetto curato dall’architetto Dimitri Waltritsch e arricchito dal design grafico di Matteo Bartoli, con il coordinamento e ordinamento delle sezioni di Lorenzo Michelli per Comunicarte.
L’accesso alla mostra consente fin da subito una visione complessiva del piano espositivo (2.000 m2 di superficie), che si articola in un percorso circolare, lungo il quale il visitatore viene stimolato ad approfondire le informazioni relative alla vita del periodo di riferimento (grazie a 300 fotografie).
Alcuni dei principali fatti di cronaca, anche di grande impatto emotivo, sono ricordati con una serie di gigantografie sospese: sedici grandi pannelli fotografici (da 300 x 200 cm) che riproducono immagini dell’epoca scelte dalla collezione della Fototeca dei Musei civici di storia ed arte.
Su altre superfici, sempre di grande dimensione, è testimoniata la straordinaria importanza che la letteratura ha rivestito per Trieste, attraverso il ricordo di brani e citazioni di diversi autori (fra i quali Carolus L. Cergoly, Scipio Slataper, James Joyce, Carlo Marchesetti) scritti nelle lingue originali, che costituiscono una narrativa di supporto a tutta la mostra.
Le dieci Sezioni – ospitate lungo le due navate laterali della ex Pescheria, arricchite da riproduzioni fotografiche, dipinti, oggetti, modelli ed altri materiali provenienti da 7 istituzioni culturali – sono così intitolate: Sotto il segno degli Asburgo, La città immediata dell’Impero, La capitale dell’Adriatico asburgico, Proiezioni marittime della “Grande Trieste”, Scatola magica – luoghi della musica e dello spettacolo, La Trieste slovena, Sguardi sulla città, Nascita dell’archeologia, Arte a Trieste tra Monaco e Venezia – “Una nuova e diversa scintillazione”, Assicurazioni Generali: Trieste fulcro di una leva internazionale.
L’eterogeneità dei contenuti della mostra si rappresenta anche in un allestimento aereo multicolore e tridimensionale (realizzato con 13 chilometri di cavi nautici in 8 colorazioni diverse), quasi un secondo livello dell’esposizione, che nel riprendere la modularità del “cassettonato”, caratterizzante il soffitto della Pescheria, ricorda il ruolo che tale edificio ebbe nella vita quotidiana del periodo.
Non ci poteva essere luogo più adatto dell’ex Pescheria Centrale, ora Salone degli Incanti, per ricostruire il percorso storico della “Grande Trieste”, simbolo delle ambizioni cittadine, della fede nel lavoro e del legame profondo col mare. Un luogo che si presta anche alla libertà di progettazione, ad accogliere la contemporaneità, come hanno dimostrato anche mostre recenti e che meglio di qualsiasi altro rispecchia anche il presente a confronto con la storia.
Il Museo Revoltella è presente nella mostra con una sezione intitolata “Arte a Trieste tra Monaco e Venezia. Una nuova e diversa scintillazione” in cui sono esposti due gruppi di opere: dominano la sala i quattro dipinti acquistati dal museo nell'Esposizione internazionale di Monaco del 1892, dove la delegazione triestina formata da illustri personalità della città, tra cui Felice Venezian, leader del partito liberal nazionale e Giuseppe Caprin, scrittore e giornalista, acquistò due opere veneziane (Luigi Nono, “Ave Maria” e Guglielmo Ciardi, “Mattino alla Giudecca”) e due opere tedesche (“Dopo la prima Comunione” di Fritjof Smith e “Stazione di salvataggio alle Loffodi” di Karl Boehme) mostrando così di voler rappresentare sia le correnti nordiche sia la cultura artistica veneziana in una collezione che aspirava ad avere un respiro europeo; sulle altre pareti si può vedere un'ampia scelta di disegni dei migliori artisti triestini attivi a cavallo tra Otto e Novecento facenti parte di una preziosa cartella donata al già citato Felice Venezian in segno di gratitudine per quanto egli aveva fatto a sostegno dell'arte cittadina.
“Una nuova e diversa scintillazione” è una citazione di Silvio Benco che nel suo scritto intitolato “Contemplazione del disordine” definisce in questo modo il rinnovamento del linguaggio che interessa la pittura di fine secolo e che influisce anche sugli artisti di Trieste.






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