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Arte al femminile: le pittrici triestine

Cogliamo qui l’occasione per parlare di alcune tra le più importanti protagoniste dell’arte triestina del Secondo Novecento, che si sono formate sul territorio nazionale.
Risulta difficile inserirle tutte in correnti stilistiche che le contestualizzino, poichè si tratta di originali interpreti che attraverso le loro opere hanno espresso mondi e vissuti diversi, come risulta evidente dai loro dipinti, appartenenti ai decenni compresi tra gli anni Trenta e gli anni Settanta del secondo Novecento.
Sono le pittrici Leonor Fini, Felicita Frai, Linuccia Saba, Miela Reina, Pedra Zandegiacomo, Mirella Schott Sbisà, Lia Levi, Lilian Caraian, Franca Luccardi, Alice Psacaropulo e Maria Lupieri.

Tra le opere spicca il magnetico Autoritratto di Leonor Fini del 1968, caratterizzato dalle tonalità accese e dalla nitidezza figurativa, che la pittrice aveva appreso da giovanissima dal maestro Edmondo Passauro e che in questo periodo riprende realizzando una maggior definizione dei contorni e una chiara solidità delle forme. Il forte contrasto cromatico scelto dalla pittrice di origini argentine ci regala un’immagine intensa e sensuale, che rispecchia la personalità esuberante, inquieta ed estrosa di un’artista che ha cercato instacabilmente nuovi stimoli per trovare lo stile a lei più consono.
Dopo la giovanile formazione nell’ambiente artistico e culturale triestino, Leonor Fini si trasferisce a Milano, dove trae nuovi spunti dalle innovazioni pittoriche di Carrà, Sironi, de Chirico e Achille Funi. A Parigi poi entra in contatto con i protagonisti del Surrealismo, pur rimanendo sempre indipendente e fedele a sè stessa.

Oltre all’immagine magnetica di Leonor Fini si può ammirare l’Autoritratto dell’amica e rivale Felicita Frai del 1937 circa, in cui la giovane artista, nata a Praga e arrivata a Trieste negli anni Trenta, si ritrae mentre dipinge. La pittrice utilizza pigmenti terrosi e caldi realizzando con rapide pennellate una figura poco definita nel dettaglio, ma di grande resa espressiva.

Leonor e Felicita, amiche intraprendenti e bizzarre in adolescenza, sono entrambe legate a Trieste ai due pittori Sbisà e Nathan. E’ poi proprio Leonor Fini a presentare all’amica Achille Funi, con cui l’artista praghese collabora a lungo nella città di Ferrara e che sarà fondamentale per la sua formazione, così come l’incontro a Milano con Giorgio de Chirico.
Felicita Frai realizza anche l’intenso e realistico ritratto di Giuseppe Ungaretti del 1940 circa, e Pierina col ventaglio del 1947, delicato e raffinato ritratto di sua figlia.

Il Ritratto di Aldo Chiaruttini del 1958 rappresenta invece una rara testimonianza dell’attività giovanile di Miela Reina, che in quel periodo sta per terminare gli studi all’Accademia di Venezia. Il ritratto avvalora la capacità d’introspezione psicologica dell’artista, che descrive con grande efficacia e verosimiglianza il personaggio attraverso uno stile espressionista, che verrà poi abbandonato verso la metà degli anni sessanta per approdare alla Pop art e alla corrente New Dada.
La pittrice di grande talento e capacità creativa intraprende un percorso artistico molto personale dimostrando una speciale capacità di osservare e descrivere la realtà. Nei dipinti degli ultimi anni Cinquanta, come la Fuga in Egitto, Miela Reina trasfigura i personaggi rappresentati, che sembrano fluttuare in un mare di colori dalle tonalità accese.

Tra le opere femminili meno consuete segnaliamo Via Margutta di Linuccia Saba, caratterizzata dal segno essenziale e dalle tonalità delicate, che fanno pensare alla personalità di Linuccia, che era esile e solo apparentemente fragile. Il dipinto risale agli anni romani che la figlia del noto poeta condivide con il compagno di quasi tutta la sua vita: il pittore e scrittore Carlo Levi.

Nella casa romana di Linuccia Saba vive gli ultimi giorni della sua vita l’amica pittrice Maria Lupieri, artista originale e apprezzata da intellettuali a livello nazionale, autrice del Segno dello zodiaco (1960) . Il dipinto testimonia l’accostarsi di Maria Lupieri al surrealismo e la sua passione per le tradizioni magiche popolari, spesso fonti d’ispirazione per quest’artista dall’animo inquieto, che la accomuna agli amici Leonor Fini, Arturo Nathan e soprattutto Umberto e Linuccia Saba.

Significativo è anche l’autoritratto di grande intensità espressiva e dal segno incisivo di Pedra Zandegiacomo, pittrice molto attiva nel secondo dopoguerra, che la vede presente alla Biennale di Venezia del 1948, alle Quadriennali romane e a quella di Torino.

Altra figura femminile di grande rilievo è quella di Mirella Schott Sbisà, moglie e allieva di Carlo Sbisà, con cui condivide dagli anni Cinquanta l’attività del laboratorio di ceramica. Due esempi molto significativi di quegli anni sono: il dipinto Libri, esposto nel 1957 alla prima mostra personale dell’artista tenutasi a Trieste e Composizione con vestiti e guanti neri del 1956.
La pittrice, dopo aver subito l’influenza del neocubismo durante il soggiorno milanese del 1945, in seguito matura uno stile in cui la rappresentazione figurativa risulta essenziale nelle forme, che diventano a volte pure geometrie, in cui campiture di colore intenso e brillante appiattiscono i soggetti rappresentati.
Mirella Schott Sbisà si dedica assieme al marito anche all’insegnamento dell’acquaforte, di cui dirigerà per quasi quarant’anni a Trieste una scuola.

Nel secondo dopoguerra un’altra pittrice che aderisce al cubismo è Alice Psacaropulo, di cui è un esempio la Composizione orizzontale del 1955 già citata.
L’artista, che è stata allieva di Felice Casorati all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino negli anni Quaranta, abbandona le volumetrie solide e plastiche novecentiste per realizzare delle rappresentazioni caratterizzate da piatte campiture di colore, dal vivace cromatismo ed evidenziate da netti segni di contorno.

Altre geometrie, dai toni meno accesi, descrivono le Cinque barche istriane dipinte dalla pittrice Lia Levi nel 1956 e le Tre navi in cantiere di una decina d’anni dopo, in cui la rappresentazione risulta bidimensionale e il colore sembra evocare i materiali usati nei cantieri navali. L’artista triestina, che con grande passione si è dedicata anche all’insegnamento, è puntualmente presente in varie manifestazioni d’arte di rilievo nella sua città e non solo: ricordiamo la VII Quadriennale di Roma del 1955 fra tutte.

Anche Lilian Caraian partecipa a numerose importanti esposizioni sia in Italia che all’estero, oltre ad allestire varie mostre personali e a ricevere riconoscimenti sul territorio nazionale. L’artista inizia a dipingere negli anni Cinquanta dopo essersi dedicata intensamente all’attività concertistica come pianista.
Allieva di Oscar Kokoschka a Salisburgo, collabora a Trieste con gli artisti Nino Perizi, Claudio Palcic, Bruno Chersicla ed Enzo Cogno nel gruppo Raccordosei, che organizza performance in collaborazione con Arte Viva, cui appartiene Miela Reina. Nel dipinto Grandi vele c’è un ordine compositivo scandito dal segno, che sembra quasi evocare il ritmo di una partitura musicale.

È surreale, invece, il Palazzo per la laguna di Franca Luccardi del 1954, che rimanda ad un mondo fiabesco e magico che risveglia la nostra immaginazione.
La pittrice, che predilige spesso trasfigurare elementi della natura rendendoli fantastici, si forma da autodidatta, ma riesce ad esporre a varie mostre regionali e nazionali ricevendo anche numerosi premi.