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Burano di Pio Semeghini. “Ogni oggetto un solo colore”

Pio Semeghini, Burano, 1942, olio su tavola, 37x49 cm, inv. 3380 dono della Presidenza del Consiglio – Ufficio Zone di confine, 1955

L’approfondimento di questa settimana è dedicato al dipinto Burano dell’artista Pio Semeghini. Anche quest’opera, come le precedenti sulle quali ci siamo già soffermati, è entrata a far parte delle collezioni del Museo Revoltella nel 1955 grazie alla donazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Ufficio Zone di Confine ed è stata acquistata assieme al dipinto di Giorgio Morandi e di Arturo Tosi alla galleria veneziana “Il Cavallino” di Carlo Cardazzo.
Semeghini trova a Burano, fin dal suo primo soggiorno agli inizi del Novecento, un ambiente particolarmente stimolante e adatto alla sua arte, tanto da ritornarvi in momenti diversi della sua vita. “Il nome di Semeghini è rimasto particolarmente legato a Burano perché la solitudine, la semplicità e la trasparenza spirituale di Burano si confacevano al temperamento dell’artista, la sua segreta intransigenza, il suo amore per la singolare “natura” di Venezia, più che per il paesaggio artistico costruitosi attraverso i secoli.” (Guido Perocco, 1970).
Negli anni tormentati della guerra soggiorna per lunghi periodi nella laguna veneta e qui realizza il dipinto Burano, firmato in b.a d. Semeghini febbraio 1942, un delicato olio su tavola, supporto prediletto dal pittore. Dal 1919, infatti, Semeghini abbandona le tele per lavorare prevalentemente su tavolette di legno, che ben si prestano ad accogliere i gialli, i rosa, i verdi quasi trasparenti, che ricordano i toni degli affreschi dei maestri del Quattrocento, che l’artista lombardo tanto amava.
Nell’opera conservata al Museo Revoltella Semeghini ci regala uno scorcio buranese nitido e sereno, scegliendo con meditata sensibilità le tonalità armoniosomente giustapposte, tanto da farci rivivere l’atmosfera calma e tranquilla di una giornata di sole lagunare.
Nel dipinto buranese, caratterizzato dalle trasparenze sull’acqua e dai colori pastello delle case, si coglie la lezione impressionista e post-impressionista della luce, appresa dal pittore negli anni parigini della sua formazione giovanile, unita ad un rigore compositivo dove ogni elemento è ben inserito nella rappresentazione spaziale.

“Ogni oggetto un solo colore” diceva l’artista parlando della sua pittura, che risulta sempre ben calibrata e luminosa negli accordi cromatici, attraveso i quali realizza gli spazi prospettici delle sue composizioni.
Il maestro Carlo Carrà, che sempre lo ha sostenuto e stimato ha scritto di lui “… questi lavori di Pio Semeghini sono or densi e penetranti, or semplici come annotazioni, or delicati e leggeri, mai approssimativi” (“L’Ambrosiano” del 31 dicembre 1923).

BIOGRAFIA
PIO SEMEGHINI

Quistello/MN 1878 – Verona 1964

Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Modena. Nel primo Novecento si reca a Parigi, dove è affascinato soprattutto dalle opere di Cézanne, Matisse e Bonnard e dove entra in contatto con i pittori italiani lì residenti (Modigliani, Severini, Soffici). Rientrato in Italia nel 1912 si stabilisce a Burano e, su invito di Gino Rossi, aderisce al gruppo degli artisti ribelli di Ca’ Pesaro (Scuola di Burano). Espone alle Biennali veneziane e alle Quadriennali di Roma, fin dal 1931, affermandosi a livello nazionale e meritandosi l’assegnazione di diversi premi. Realizza nel 1938 un grande affresco nel Palazzo di Giustizia di Milano. Nel 1949-1950, Semeghini aderisce al progetto della importante collezione Verzocchi, una raccolta di circa settanta dipinti incentrati sul tema del lavoro, oggi conservata presso la Pinacoteca Civica di Forlì. Nei suoi dipinti, pervasi dalla luce e caratterizzati dai delicati toni pastello, l’artista unisce alla predilezione per la pittura impressionista e post-impressionista un’originale rivisitazione della pittura italiana del Quattrocento, derivandone uno stile personalissimo, fondato sul colore, ma non privo di una salda struttura formale.