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La natura morta di Angelo Martinetti: uno straordinario trompe l’oeil

In occasione dell’Esposizione del 1877 della Società triestina di Belle Arti, tenutasi al Museo Revoltella, il Curatorio scelse di acquistare un’opera di Angelo Martinetti (Roma 1830 – post 1895), pittore di nature morte molto poco noto e tuttora non particolarmente documentato.
All’epoca erano passati pochi anni dalla fondazione del museo e il Curatorio, ancora incerto sugli orientamenti da tenere riguardo alle acquisizioni, ma che aveva l’importante compito di accrescere le raccolte museali seguendo l’arte del tempo, si affidò spesso alle esposizioni organizzate dalla Società triestina di Belle Arti.
In queste occasioni si potevano conoscere moltissimi artisti minori, sia italiani che stranieri, e varie erano le opere adatte a un mercato di livello medio.
Martinetti, pittore romano presente all’esposizione del 1877, colpì sicuramente l’attenzione della commissione triestina per l’incredibile realismo di questo gallo appeso a testa in giù su di una parete di legno grezzo: uno straordinario trompe l’oeil.

Angelo Martinetti, Natura morta , 1870 circa, olio su tela, 100x76 cm, inv. 66
Si possono poi osservare oggetti di varia natura, un cesto con pesci e vegetali ed infine una stadera di ottone, le cui diverse superfici (lucide, opache, ruvide o setose come le piume) vengono rese con raffinata abilità tecnica dall’artista.

Il soggetto raffigurato risulta più piacevole e quasi ‘divertente’ grazie al “biglietto da visita” con la firma del pittore, che il gallo trattiene nella zampa e mostra all’osservatore.

È piuttosto difficile rintracciare le opere di Martinetti, disperse un pò ovunque, e poco si sa delle sue vicende biografiche, se non che fosse figlio di un rigattiere e fratello del più noto Francesco (1833-1895), antiquario romano di ampia fama, che iniziò la sua carriera come intagliatore di gemme, restauratore, ma in seguito, grazie alla sua cultura numismatica, fu in contatto con i più grandi archeologi del tempo e con importanti musei.

 

Francesco Martinetti fu però al centro di vicende poco chiare, che gettarono qualche ombra sulla sua figura professionale, tra cui il sospetto della falsificazione della Fibula predestina, scoperta da lui assieme all’archeologo Wolfgang Helbig (studi recenti ne hanno attestato l’autenticità) e il ritrovamento di gioielli e monete d’oro nascosti sotto il pavimento di casa sua e scoperti, in un primo momento, proprio dal fratello Angelo, che gli sopravvisse.

Il pittore, dal notevole talento per la resa dal vero, si distinse soprattutto per la pittura di genere e per le nature morte, per le quali si ispirava a prestigiosi modelli di epoca barocca delle collezioni romane, sia italiani che nordici.
Non ci sono molte notizie sulle sue partecipazioni a mostre: fu presente alle esposizioni nazionali di Torino (1880) e Roma (1883) e probabilmente anche a Stoccarda nel 1891.
Il Museo Revoltella possiede una considerevole raccolta di ‘nature morte’ (poco meno di cinquanta pezzi), parzialmente esposta attualmente al terzo piano della Galleria d’arte moderna, dove si può ammirare la graduale evoluzione di questo popolarissimo soggetto artistico, in un arco temporale che si estende dai primi decenni dell’800 per arrivare fino al secondo dopoguerra, con L’annaffiatoio di Filippo de Pisis, la straniante Natura morta di Casorati e le cristalline nature morte del triestino Bruno Croatto.