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Nathan, Bolaffio, Carmelich e Levier

Visibili al pubblico da oggi I quattro dipinti di maggiore bellezza e valore storico-artistico della collezione Malabotta donata al Museo Revoltella nel 2017

Arturo Nathan, Solitudine, 1930, tempera grassa e olio su tavola, 81x100 cm, inv. 5297

A partire da questi giorni, per tutti coloro che opteranno per visitare il Museo Revoltella per la prima volta, perché si trovano a Trieste in occasione della manifestazione sportiva della Barcolana, o per coloro che già conoscono il nostro Museo e decideranno di trascorrere qualche ora nuovamente tra opere d’arte e atmosfere otto-novecentesche, è riservata una bella novità: al quinto piano della Galleria d’arte moderna, infatti, nell’ambito dell’allestimento dedicato al Primo Novecento locale, si trovano esposti anche i quattro dipinti di maggior pregio storico-artistico e di straordinaria bellezza della collezione Malabotta. 

 

Vittorio Bolaffio, La cinesina, 1913 circa, olio su tela, 50x36,5 cm, inv. 5277
Giorgio Carmelich, Carnevale a Praga, 1929, matita su cartoncino, 42,5x62 cm, inv. 5286

Si tratta dell’eccezionale dipinto di Arturo Nathan intitolato Solitudine del 1930, della delicatissima Cinesina di Vittorio Bolaffio (1913 circa), della trasognata e spettacolare veduta notturna di Praga intitolata Carnevale a Praga, realizzata da Giorgio Carmelich nel 1929, ultimo anno della sua giovane vita e del vigoroso e vivido Ritratto di Manlio Malabotta di Adolfo Levier, realizzato negli anni Trenta. Le quattro opere sono pervenute definitivamente al Museo Revoltella nel corso di questa estate, in seguito alla scomparsa di Franca Fenga Malabotta, che con generosità e lungimiranza aveva ritenuto opportuno consegnare alla città e alla sua Galleria d’arte moderna, dipinti e disegni di notevole prestigio e valore, che oggi permettono di documentare più estesamente e con maggiore ricchezza e versatilità la pittura locale nelle raccolte del Museo Revoltella.
Vi invitiamo quindi a venire al Museo, anche per ritornare ad ammirare queste quattro importanti e significative opere d’arte, già presentate al pubblico nell’estate del 2017, in occasione della mostra che il Museo Revoltella dedicò all’intera collezione.

Adolfo Levier, Ritratto di Manlio Malabotta, olio su cartone, 72,5x66,5 cm, inv. 5296

Manlio Malabotta (1907-1975)

Manlio Malabotta, una delle voci più importanti nell’ambito della critica triestina del Novecento, intellettuale dal temperamento curioso e vivace, nasce a Trieste nel 1907 da padre lussignano di origine chersina, comandante di mare e madre montenegrina delle Bocche di Cattaro, discendente da una famiglia di armatori.
A Trieste frequenta le scuole primarie e il ginnasio Dante, comprendente anche il liceo, secondo l’ordinamento austriaco di allora.
Si iscrive poi alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Padova, dove si laurea brillantemente nel 1929 e, dopo due anni di praticantato, supera l’esame di stato e diventa notaio, professione che svolgerà a Montona d’Istria dal 1935 al 1943.
I suoi studi e la sua formazione non gli impediscono di dedicarsi con passione all’arte, da critico acuto ed originale.
Già dai tempi del liceo coltiva rapporti significativi nei circoli culturali a Trieste e fuori della regione. Gli incontri con alcuni artisti giuliani, da lui apprezzati, quali Bolaffio, Nathan, Fini, Levier, Spazzapan, Mascherini avvengono alle prime mostre sindacali e danno l’avvio all’attività di critico d’arte , che va dal 1929 al 1935. Si tratta di 120 scritti (articoli, pagine introduttive a cataloghi ed una monografia).
Poi gli impegni lavorativi di notaio lo allontanano dalla fervida attività di critico figurativo.
Si dedica inoltre con passione alla fotografia, realizzando immagini originali e innovative, che vengono segnalate in alcune mostre locali.
Durante la guerra va a vivere a Roma, dove rimane fino al 1946, per poi trasferirsi a Montebelluna continuando l’attività di notaio a Volpago del Montello.
Gli anni del secondo dopoguerra lo vedono impegnato nell’aquistare opere d’arte, tanto da formare, tra la metà degli anni quaranta e la fine degli anni sessanta, delle vere e proprie collezioni delle opere di Filippo de Pisis, Arturo Martini e Giorgio Morandi.
Sono quelli gli anni degli studi su de Pisis con L’opera grafica di Filippo De Pisis, edito a Milano nel 1969; della produzione poetica dialettale; della prosa di Teorie, edito a Treviso nel 1946 e della Presa di Trieste o Il Gioacchino, edito a Milano nel 1968.
Ricopre anche la carica di Ispettore Onorario per le Belle Arti a Montebelluna.
Con il passare degli anni in Malabotta cresce il desiderio di riallacciare con la sua città natale i rapporti culturali, che aveva dovuto interrompere per motivi professionali, e così nel 1974 decide di trasferirsi a Trieste in una casa progettata assieme a Romano Boico, per dare giusta collocazione alle opere di de Pisis, ai mobili e alle suppellettili preziose.
La casa è pronta nel 1975, ma Manlio Malabotta, dopo solo quattro mesi, muore il primo agosto di quell’anno.