Ritratto del pittore Rietti

Dettagli
Paolo Troubetzkoy (Intra 1866 – Suna 1938)
Ritratto del pittore Rietti
1911
Tecnica: bronzo
Data acquisizione: 1915
Provenienza: comm. Rodolfo Brunner, Trieste
Inventario: 807
Dimensioni
Altezza: 62
Larghezza: 53

Ritratto del pittore Rietti

Descrizione

«Mi pregio di comunicare – scrive il podestà Alfonso Valerio al Curatorio del Museo Revoltella nel 1914 – che il signor Rodolfo Brunner, nell’intento di arricchire le collezioni di belle arti della città, ha acquistato recentemente un busto in bronzo dell’illustre scultore Paolo Troubetzkoy, rappresentante uno dei maggiori artisti concittadini, e lo ha donato al Comune, destinandolo al Civico Museo Revoltella». L’elogiato artista concittadino era Arturo Rietti che Troubetzkoy, figlio di un principe russo e di una cantante americana, ebbe modo di conoscere nel corso del suo lungo soggiorno a Milano (1884-1897), frequentando i salotti dei nobili e ricchi borghesi e il vivace ambiente artistico, di cui condivise, similmente a Rietti, lo spirito fortemente innovativo e antiaccademico. Lo scultore, autore di numerosi ritratti di personaggi illustri italiani e stranieri (da Giacomo Puccini a Tolstoj a George Bernard Shaw), era ben noto a Trieste, poiché presente in diverse occasioni espositive locali con opere che «scandalizzavano» la critica locale, che non comprendeva il suo «fare trascurato».
Lo stesso ‘fare’ con cui Troubetzkoy raffigura anche il ritratto bronzeo di Arturo Rietti, dalla superficie mossa e sfaccettata, ricca di palpitanti vibrazioni luminose. «C’è un grande ospite nel mezzo della sala – si legge in relazione alla mostra alla Permanente del 1914 – un’opera di scultura, un bronzo di quel geniale maestro dell’arte moderna che è Paolo Troubetzkoy, un bronzo che ha superbe linee di movimento, che ha una vigorosa, salda struttura plastica, un’animazione di schietta e immediata naturalezza. È il ritratto del pittore Rietti […]. La fattura a tratti sommaria, quasi a rapidi nervosi colpi di pollice o di paletta, con disordinata plasmatura della materia, dà di primo acchito un’immagine scomposta, una sensazione di agitato che sembra impedire una serena contemplazione dell’opera d’arte. Ma quando si guardi il busto attentamente, quando si cerchi d’aggiungere agli effetti di plastica quelli di chiaroscuro voluti dall’autore, quando si veda la robusta solidissima modellazione di alcune parti, l’equilibrio delle masse, l’ordine dei piani, si scorge che in quel bronzo al di là delle particolarità stilistiche che si possono giudicare secondo il gusto, ci sono virtù magistrali di vera e propria scultura» («Il Piccolo», 7 febbraio 1914).

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