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Un ritratto femminile di Gino Parin

Il fascino del colore e della luce in un interno

Gino Parin, il cui nome originale per chi non lo sapesse era Federico Pollack, si distinse oltre che per le notevoli capacità grafiche e pittoriche, corroborate dalla sua costante esperienza formativa all’estero, che gli consentì di sviluppare uno stile di ampio respiro europeo, anche per l’attenzione non comune alla resa psicologica dei soggetti da lui trattati. Una galleria particolarmente estesa di ritratti , per lo più femminili, caratterizzati da un’eccezionale varietà di pose e di schemi compositivi e da una ricchezza cromatica sempre varia e strettamente connessa con un attento ed efficace studio della luce.

Gino Parin, Ritratto femminile, olio su tela, 1918-1922 circa, 70x50 cm, inv. 5235Restauro: Nevyjel Restauri d’Arte, Trieste 2019, grazie alla donazione di Maria Lanieri in memoria di Giorgio Lanieri e Giusy Romeo.
Gino Parin, Ritratto femminile, olio su tela, 1918-1922 circa, 70x50 cm, inv. 5235Restauro: Nevyjel Restauri d’Arte, Trieste 2019, grazie alla donazione di Maria Lanieri in memoria di Giorgio Lanieri e Giusy Romeo.

Il ritratto in esame, una figura femminile seduta in posizione frontale e abbigliata con una sorta di kimono dai toni delicati e in piena armonia con l’incarnato e la capigliatura della giovane donna, potrebbe appartenere agli anni dell’immediato Primo dopoguerra, durante il quale Parin realizzò un certo numero di ritratti su committenza, grazie ad una fama ormai del tutto consolidata. 

Mai scontata ed anzi arricchita da una profonda componente psicologico-introspettiva, la ritrattistica di questi anni del pittore si evidenzia spesso, come in questo caso, per una pennellata abbreviata e sfaccettata di colore piatto, in alcuni punti decisivi illuminata da tocchi bianchi sgargianti (fronte, naso, mento della donna), volti a donare dinamicità e autentico respiro al soggetto ritratto. La pulitura della superficie pittorica, prima appesantita da una patina depositatasi nel corso degli anni, ha vivificato l’opera, rinvigorendo le accensioni cromatiche e la generale luminosità.