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Ritorno a Trieste. Lucio Saffaro tra arte e scienza

LUCIO SAFFARO
(Trieste 1929 – Bologna 1998)

In occasione della mostra Ritorno a Trieste. Lucio Saffaro tra arte e scienza, allestita presso il Magazzino 26, nel Porto Vecchio di Trieste, dal 6 marzo al 26 giugno 2022, sono qui esposte alcune opere di Lucio Saffaro, di proprietà del Museo Revoltella.

La mostra mette in luce una personalità artistica e intellettuale che si è distinta per originalità nella cultura e nell’arte italiana del secondo Novecento.

Lucio Saffaro, nato a Trieste nel 1929, è stato pittore, scrittore, poeta e matematico. Si è laureato in fisica pura all’Università di Bologna, dove ha vissuto dal 1945 e dove è morto nel 1998.

Il dodecaedro canonico, china su carta, inv. 4394 (acquisto del Museo, 1971)

L’artista, che nelle sue opere pittoriche e grafiche ricerca l’inifinito e la perfezione attraverso gli enigmi dello spazio e del tempo, si dissocia dalle principali correnti artistiche del suo tempo. Lo troviamo comunque presente alla Biennale di Venezia, alla Quadriennale di Roma e in molte altre importanti rassegne sia in Italia che all’estero.

Consapevole e scientifico indagatore, come egli stesso scrive “dell’immensità di ciò che non conosciamo” e dei “limiti del nostro sapere”, è sempre impegnato a scoprire e ad esplorare nuove e misteriose dimensioni spaziali.
Risultato di queste sue infinite ricerche sono: gli studi matematici sulla determinazione di nuovi poliedri, oggetto di vari saggi e conferenze in tutto il mondo; i numerosissimi testi letterari da lui pubblicati e molti ancora inediti, così come le figure geometriche rappresentate nei suoi dipinti e disegni.

Dagli anni sessanta si è affermato come una delle figure più originali e inconsuete della cultura italiana, ricevendo ampi riconoscimenti in tutti gli ambiti in cui ha operato.
La prima mostra personale, presentata da Francesco Arcangeli, si tenne nel 1962 alla Galleria dell’Obelisco di Roma; a questa seguiranno altre quaranta esposizioni, allestite in qualificate gallerie private e pubbliche.

Tra queste ultime, le antologiche al Museo di Castelvecchio a Verona (1979), alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna (1986), al Museo Civico di Bassano del Grappa (1991) e, dopo la sua scomparsa, al Museo di Palazzo Poggi dell’Università di Bologna (2004) e nella Biblioteca dell’Accademia di Brera a Milano (2009).
Tra i premi si ricordano quelli ricevuti alla Biennale di San Paolo del Brasile (1969) e alle Biennali di grafica di Rijeka (1970) e Cracovia (1972).
Nel 1966 elabora le tavole del Tractatus Logicus Prospecticus, un’esplorazione teorica delle possibilità offerte dalla prospettiva, che sarà il riferimento concettuale di tutta la sua opera. Attorno al 1985, con l’ausilio di potenti calcolatori e di alcuni ingegneri dell’ENEA di Bologna, Saffaro elabora la rappresentazione di poliedri di grado elevato e altri complessi studi.
I solidi e le prospettive delle sue opere descrivono il percorso dell’artista verso l’infinito e la perfezione, intrapreso da Saffaro ispirandosi ad artisti quali Piero della Francesca, Paolo Uccello, Raffaello, Vermeer, Durer, ecc., a luoghi dell’antica Grecia e a figure mitologiche e letterarie.
Un anno dopo la scomparsa dell’artista è stata istituita, come era suo desiderio, la Fondazione che porta il suo nome.